Responsabilità politiche

Da AnieneWiki.

Non si può comprendere l’attuale situazione del comune di Guidonia Montecelio (espansione urbanistica selvaggia, degrado sociale, mancanza di servizi, inquinamento, mancanza di reazione da parte del corpo sociale residente, ecc.) se non si risale alle possibili cause che l’hanno prodotta, sedimentando nel corso degli anni storture e aberrazioni impensabili in situazioni normali e non inquinate da fenomeni mafiosi.

Nel dopoguerra e fino agli anni ‘60 l’economia del territorio ruotava intorno all’aeroporto militare, alle attività industriali delle cementerie e delle cave ed una consistente attività agricola con coltivazioni di tabacco, grano, ulivo e vite.

L’espansione urbanistica era di bassa intensità e legata alla realizzazione di case di abitazione da parte degli stessi proprietari che con enormi sacrifici le realizzavano nel fine settimana.

Un territorio tutto sommato ricco di verde e con ampi spazi di terreno agricolo che separavano le varie frazioni, che complessivamente ospitavano meno di 20.000 residenti.

L’uscita dalla guerra e una forte tradizione di sinistra ha visto il governo del territorio ben saldo nelle mani dell’allora Partito comunista che, con alleanze con gli altri partiti della sinistra (PSI, PSIUP, PSDI), ha governato i primi 29 anni della storia democratica del comune con sindaci che ancora vengono ricordati: Cerascioli, Loi.

Le roccaforti operaie (Villanova, Villalba) garantivano al Partito comunista fino al 70% dei voti espressi in quelle frazioni.


Ma all’inizio degli anni ’70 qualcosa cambia:

  • l’Unicem amplia il proprio stabilimento diventando il primo, per produzione, cementificio d’Europa e quindi necessita di una maggiore quantità di calcare per la produzione e quindi inizia, autorizzata dall’Amministrazione comunale, l’escavazione di Colle Largo, che nel giro di qualche anno verrà raso al suolo;
  • le cave di travertino adottano sistemi di escavazione più moderni che consentono di moltiplicare la produzione di blocchi a livelli fino a qualche tempo prima impensati e che porteranno in pochi anni all’esaurimento delle falde storiche e più pregiate;
  • le politiche di espulsione da parte del comune di Roma di popolazione offre agli imprenditori edili della zona la possibilità di facili fonti di guadagno, con la costruzione di quartieri residenziali fatti di palazzoni inusitati per la zona e sorti su aree agricole prontamente modificate nella loro destinazione da un Piano regolatore attento alle loro esigenze. I servizi e le opere di urbanizzazione arriveranno solo dopo le proteste dei nuovi residenti;
  • all’interno del PCI, e non solo, viene scalzata la vecchia dirigenza operaia a favore di un ceto politico proveniente da settori impiegatizi e molto “sensibile” allo sviluppo del territorio; sono gli anni delle giunte di sinistra guidate da vari personaggi assurti in qualche caso alle cronache giudiziarie di quegli anni: Muratore, Cirillo, Lombardozzi. Ci sono i primi esperimenti di un centro sinistra con alleanze strane per quei tempi con settori cattolici.


La popolazione nel frattempo comincia a crescere, con massicce introduzioni di transfughi da Roma, che con la capitale mantengono un rapporto stretto per via del lavoro, perdendo, però, identità sia per il distacco dai vecchi quartieri di residenza, sia per l’assenza di memoria rispetto al nuovo territorio di residenza che prima veniva conosciuto come un luogo lontano ed arretrato. A tal proposito è indicativo di quella situazione la scena del film di Pasolini, Mamma Roma, in cui si prende in giro il protagonista “burino” venuto da Guidonia…

Ed è proprio grazie a questo cambiamento radicale di concepire il territorio e le sue dinamiche politico-sociali che l’espansione edilizia e residenziale assume, negli anni ‘70-’80, l’attuale fisionomia espansiva. Nascono e si sviluppano centri abitativi enormi: Villanova, Villalba, Setteville, Colleverde. L’asse tiburtino cambia aspetto, a causa dell’incremento di insediamenti industriali, soprattutto nell’area di Settecamini, ma con forti ricadute sui suoi immediati dintorni.

A livello politico, si coglie l’occasione per nuovi protagonismi, per gli arricchimenti facili, per un saccheggio selvaggio del territorio. La pressione di Roma, i nuovi posti di lavoro e l’offerta di suolo con nuova destinazione d’uso (da agricolo in abitativo) creano una situazione di “malaffare diffuso”, che emergerà ancor più negli anni ‘80.

L’imprenditoria d’assalto, legata alla monocultura del “mattone”, condiziona pesantemente la vita politica guidoniana, giungendo a subordinare le scelte del Consiglio comunale e delle varie Amministrazioni che cambiano a ritmo sostenuto, inanellando coalizioni che, guarda caso, cadevano sempre sulle scelte legate all’urbanistica. Fulcro dell’attività di scambio elettorale (“io ti voto, tu mi fai costruire…”) è stata la Commissione edilizia comunale.


Al trionfo del malaffare ha dato limitata risposta, negli anni ‘90, la magistratura con arresti e processi, conclusisi, il più delle volte, con amnistie, scadenza termini, assoluzioni parziali. Nel frattempo, non cessavano di nascere nuovi insediamenti (Marco Simone, Casal Bianco, Setteville Nord, Collefiorito, Colle Largo, Parco Azzurro) e continuava la devastazione del territorio (discarica dell’Inviolata con i suoi cinque invasi autorizzati dalla Regione Lazio, a cui conferivano rifiuti ben 150 Comuni e numerose aziende private).

Alla sostanziale dipendenza dei partiti politici dagli appetiti imprenditoriali ha fatto da contraltare, nell’ultimo ventennio, solo una forte ed agguerrita opposizione di associazioni e comitati, portatrice di coscienza al territorio, anche attraverso manifestazioni di piazza, denunce, ricorsi, “invasioni” della sala consiliare. Il distacco tra politica e cittadinanza, tra gestione amministrativa e bisogni collettivi è stato colmato dal volontariato.

Ma quali sono, in particolare, le “tecniche” utilizzate dal ceto politico guidoniano per continuare a detenere un potere così distante dalle necessità sociali? Innanzitutto, c’è da menzionare l’assoluto interscambio tra le coalizioni (centrodestra, centrosinistra, sinistra, ecc.), le quali, stando all’opposizione si mostravano vicine ai bisogni della cittadinanza, stando al governo della città davano prova ampia di distacco totale da tali bisogni.

Il sindaco, l’assessore, il consigliere di turno concedono favori in cambio del voto: si interessano personalmente della fognatura mancante, del lampione spento, delle buche per strada, della discarica abusiva, dell’acqua inquinata che giunge nelle case, solo se questa attività li porta ad avere un rapporto “personale” e di assoluta dipendenza col cittadino. Il nuovo abitante, ultimo arrivato, si adatta allo scambio, senza ricordarsi che i servizi (che non ha) li ha già pagati quando ha costruito casa o quando ha acquistato l’appartamento.

Poiché il rapporto col “politico” e con l’istituzione è personalizzato, vige, nel territorio sotto saccheggio, un’omertà dilagante, la mancanza di trasparenza negli atti amministrativi, la corruzione diffusa. Il gemellaggio di Guidonia Montecelio con Cape Canaveral (cittadina della Florida, USA, nota per il suo centro spaziale) sa di ridicolo gigantismo ed è comprensibile solo nell’ottica di lettura storica che vede il territorio guidoniano somigliare sempre più all’epopea western nordamericana…

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