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 La musica contro l'orrore nazista

 .:Inviato Sabato, 26 ottobre 2002 @ 14:44:01 da titiro
Cultura e Scienza Esce in Italia il film vincitore della Palma d'oro di Cannes la storia dell'ebreo-polacco Szpilmann aiutato da un ufficiale tedesco Amatissimo dal pubblico di Cannes, premiato dalla giuria del Festival con la Palma d'oro, Il pianista - in uscita domani sui nostri schermi - racconta la storia vera del musicista polacco (ed ebreo) Wladyslaw Szpilmann: la sua odissea sotto l'occupazione tedesca di Varsavia, la sua lotta per la sopravvivenza, il suo rapporto con l'ufficiale nazista che gli salva la vita. Una vicenda che ricalca, almeno in parte, l'inferno altrettanto reale attraversato dal regista, Roman Polanski. Anche lui, bambino, visse nel ghetto; anche lui sperimentò la fame, la paura, la sopraffazione. In una parola, l'orrore. Ecco perché Polanski, dopo il trionfo sulla Croisette, ha deciso di non accompagnare il film, nel tour promozionale nelle varie capitali europee. A spiegarlo, oggi a Roma, è l'attore protagonista, Adrien Brody, già interprete di Bread and roses di Ken Loach: "E' vero - conferma - lui ha scelto di non venire perché rievocare queste vicende potrebbe essere troppo doloroso". Un riserbo comprensibile, visti gli elementi biografici sottolineati proprio dal grande autore, nel corso dell'ultimo Festival di Cannes: "Ho utilizzato - dichiarò allora - anche i miei ricordi di quel periodo: io sono nato a Parigi nel 1933, ma da ragazzino, durante l'assedio, ho vissuto in Polonia, nel ghetto".Forse è per questo accento di sincerità, questo aggancio alla vita vissuta, che la pellicola, fin dalla sua prima apparizione, ha convinto e commosso gli spettatori. Anche se va detto che la storia di Szpilmann, già di per sé, è davvero interessante: di famiglia borghese, pianista affermato a Versavia, il protagonista del film deve subìre, come tutti gli ebrei, il durissimo assedio tedesco. La sua famiglia viene deportata, lui si salva per l'intervento di un suo conoscente, ma la vita che lo aspetta è un vero inferno sulla Terra: lavori forzati, fame, torture fisiche e psicologiche. Poi la fuga dal ghetto, le bombe degli alleati, il rifugio in una casa diroccata. Ed è qui che avviene l'incontro con un ufficiale nazista amante della musica: l'uomo non solo non lo denuncia, ma lo assiste e gli porta il cibo, affascinato dal suo talento al pianoforte. Alla fine della guerra, i due non si rivedranno più. Anche perché il gesto di generosità del tedesco, non documentato, non lo salverà dalla condanna come criminale di guerra. Una vicenda complessa raccontata con stile sobrio, senza concessioni alla retorica. Così come asciutta e convincente è la recitazione del protagonista: "E' stata una prova dura - conferma oggi Brody - per rendere credibile il personaggio sono anche dimagrito di quindici chili. Per me non è stata solo una vicenda professionale, ma un'esperienza di vita che mi ha cambiato in maniera irreversibile". Un vero e proprio viaggio emotivo per l'attore, che aveva già incarnato gli orrori della guerra in Harrison's flowers, centrato sul conflitto nell'ex Jugoslavia. Nel caso del Pianista, però, l'immedesimazione è stata ancora più intensa: "Quando ho girato la scena in cui scavalco il muro - ricorda - ho pianto sul serio, anche se ero inquadrato da dietro. E ho pianto quando l'ho rivista sul grande schermo". Un sentimento di commozione condiviso dai leader della comunità ebraica italiana, che hanno visto il film in anteprima tre giorni fa. "Opera straordinaria, da Oscar, tanto bella quanto sconvolgente": questi i commenti di Tullia Zevi e del rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni. Una promozione senza riserve, da parte de chi ha vissuto, direttamente o indirettamente, gli orrori nazisti. Ultima informazione: il film - distribuito nel nostro Paese dalla società 01 - è tratto dal libro autobiografico altrettanto bello, pubblicato in Italia da Baldini & Castoldi. Un doppio appuntamento di qualità, per chi ama il cinema e la letteratura. (da repubblica.it)

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