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 Il caso Aniene finisce a Bruxelles

 .:Inviato Sabato, 26 ottobre 2002 @ 14:28:51 da titiro
Rassegna Stampa Chiesta all’Unione europea un’inchiesta sul nuovo acquedotto. Dai Verdi della Regione un esposto che ipotizza gravi danni ambientali per il prosciugamento del fiume Acqua nelle case o tutela rigida dell'ambiente: la «guerra» sulla priorità del prezioso liquido al Simbrivio non conosce pause. La costruzione del nuovo acquedotto a Trevi nel Lazio (Frosinone), che ha consentito all'ente di mettere in rete altri 360 litri al secondo provenienti dalla sorgente del Pertuso superando così l'emergenza idrica, ora approda a Bruxelles. Il gruppo dei Verdi alla Regione ha infatti chiesto al commissario per l'Ambiente dell'Unione Europea di aprire un'inchiesta sulla costruzione dell'opera (che è già oggetto di un'indagine della Procura di Frosinone), inviando un esposto anche al ministero dell'Ambiente. L'iniziativa è arrivata ipotizzando danni ambientali per il prosciugamento del fiume Aniene, che però con il maltempo, in inverno, rompe puntualmente gli argini. «Il presidente della Regione Francesco Storace e l'assessore all'Ambiente Marco Verzaschi - dichiara il capogruppo dei Verdi alla Pisana, Angelo Bonelli - non hanno fatto nulla per opporsi ai prelievi indiscriminati. La carenza idrica dei comuni è dovuta alla fatiscenza delle condotte e la Regione non ha previsto interventi. Sfruttare la sorgente del Pertuso è una scelta sciagurata - aggiunge Bonelli - perché proseguendo con una politica di profonda alterazione dell'equilibrio idrogeologico le falde freatiche scompariranno, creando danni all'Aniene e alla Valle circostante». Gli agenti del Nipaf di Frosinone (nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale) hanno intanto svolto un sopralluogo lungo il tracciato dell'acquedotto a Trevi nel Lazio: dalle verifiche effettuate su disposizione del procuratore Ottavio Archidiacono sarebbero state rilevate solo alcune irregolarità per il deposito di materiali inerti da parte dell'impresa Remini di Roma, che ha eseguito i lavori. E, mentre le polemiche non si placano, la "grande sete" in 48 comuni della provincia (60 in tutto il Lazio) è ormai alle spalle, dopo anni di disagi per mezzo milione di utenti. Il commissario straordinario del Simbrivio e assessore provinciale all'Ambiente, Massimo Sessa, è muto come un pesce e non commenta l'esposto dei Verdi. «Gli ambientalisti hanno il diritto di protestare - replica però il sindaco di Olevano e vicecommissario del Simbrivio, Guido Milana - come è giusto e sacrosanto garantire l'acqua a migliaia di persone. La protesta dovrebbe rivolgersi alla Regione, che non mette mano alle reti idriche comunali consentendo con interventi seri di ridurre le perdite e risparmiare così il prezioso liquido». Intanto tra quindici dovrebbero partire i lavori per rifare a Valmontone un vecchio tratto di condotta fatiscente, che qualche settimana fa ha ceduto tre volte in sei giorni. (da Il Messaggero del 25/10/02)

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