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 Microsoft studia Linux:

 .:Inviato Giovedì, 03 ottobre 2002 @ 17:30:27 da titiro
Software Libero Il colosso dell'informatica ammette la serietà del concorrente ma poi sostiene che Windows, alla lunga, costa addirittura meno "Linux è un serio concorrente" ha ripetuto la settimana scorsa Steve Ballmer, numero uno di Microsoft: "Dobbiamo competere sul valore con il free software, ma in una maniera intelligente. Dal momento che non possiamo abbassare il prezzo sino a zero, abbiamo bisogno di giustificarlo. Linux non è destinato a sparire e il nostro lavoro è fornire un miglior prodotto sul mercato". Ma i suoi "generali", di passaggio a Roma, vanno anche oltre e sostengono - contro il pensiero diffuso e con la solita sicumera - che anche dal punto di vista del prezzo, nel lungo periodo, Windows finisce per essere una scelta migliore rispetto a Linux. Peter J. Houston e Jason Matusow sono i due ingegneri che la compagnia di Bill Gates ha scelto per coordinare il gruppo che studia il nemico con lo scopo di preparare una controffensiva. "E' sempre bene imparare dalla concorrenza e il modello di sviluppo di Linux, un modello collettivo cui partecipano decine di migliaia di programmatori nel mondo, è molto interessante - ammette Houston, il più alto in grado -. Partendo da quella esperienza abbiamo messo a punto la nostra idea di 'shared source' secondo la quale diamo accesso a buona parte del nostro codice sorgente a determinati grossi clienti". Lo "shared source" è quanto di più vicino all'"open source" Microsoft - tradizionalemente gelosissima della "ricetta" dei propri prodotti - è riuscita a concepire: il copyright del prodotto resta femamente nelle mani dell'azienda ma c'è un margine di intervento e personalizzazione per la comunità di utenti (università, grandi aziende) che ha pagato per utilizzarlo. Il motivo per cui Windows si paga mentre Linux no, tuttavia, resta ben chiaro nella testa degli uomini di Redmond. "Tutto il lavoro che abbiamo messo nei nostri prodotti - spiega Matusow - sia come collaudo, innovazione e integrazione di ciascuno con tutti gli altri merita di essere ricompensato. E' quello che fa sì, banalmente, che tutti i programmi in circolazione funzionino bene su Windows mentre ce ne sono pochisimi in grado di girare su Linux". E anche l'argomento tradizionale per cui Linux sia gratis non convince i due uomini Microsoft. "Intanto se è vero che Linux in sé è gratis non lo sono le indispensabili interfacce grafiche che consentono a una persona normale di utilizzarlo. Ma non solo: da un recente studio che abbiamo condotto risulta che, in un periodo di 5 anni, il costo totale del possesso di Windows è minore/uguale a quello di Linux". Questa sembra una notizia e Houston entra nei dettagli: "Alla fine il costo del software in sé corrisponde a circa il 3-6 per cento del costo totale in un lustro. Bisogna considerare altre voci ben più importanti come, ad esempio, le difficoltà di utilizzo sia per gli amministratori di sistema che per gli utenti privati. L'usabilità, e quindi la produttività, dei nostri prodotti resta assai più alta: per effettuare un gran numero di operazioni Linux può essere anche 2,5 volte più lento. Non solo: per il supporto, quando qualcosa non funziona, i tecnici in grado di intervenire su Linux sono molto più rari e quindi molto più costosi. Ed è una voce, anche questa, per niente irrilevante". Insomma, a conti fatti, il vecchio Windows vi fa risparmiare, giurano i due "evangelisti" americani. Quelle citate nello studio sono, però, quantità scivolose, perché immateriali. Houston sostiene, tornando sui numeri, che non è vero che Linux sarebbe così incredibilmente più leggero di Windows (10 milioni di linee di codice rispetto ai 30 di XP), né che la sua diffusione sia così vasta, anche nel settore dove è più popolare, quello dei server per Internet ("una percentuale dal 25 al 40 per cento" sostiene Matusow, che sottolinea la stima più bassa, assai conservativa). E nel futuro gli equilibri, prevedono a Microsoft, non cambieranno troppo. Anzi, sulle tecnologie più innovative lo svantaggio dei concorrenti aumenterà sempre più: "Sul riconoscimento vocale o della scrittura a mano, che diventeranno modalità di inserimento dati sempre più comuni, Linux non è ancora assolutamente attrezzata. E mio figlio di 8 anni, che usa il pc soprattutto per i giochi, neppure prende in considerazione un'alternativa non-Windows ma non per il lavoro di suo papà quanto per il semplice fatto che non potrebbe farci girare 'Flight Simulator'". La conclusione è di Umberto Paolucci, amministratore delegato di Microsoft Italia: "Ci sono gli ingenui e ci sono gli uomini d'affari. Il successo di Linux ha delle caratteristiche 'religiose', ideologiche, ma non sono quei moventi che fanno decidere il consumatore quando deve scegliere un prodotto. E una vechia regola che ancora tiene è che ogni prodotto che vale qualcosa avrà sopra un cartellino del prezzo". Come amano dire gli americani you get what you pay for, "quello che ti danno dipende da quello che paghi". C'è tutto un mondo di entusiasti che non la pensa così ma Microsoft, ancora, non se ne preoccupa troppo. (da repubblica.it sel 3/10/02)

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