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 Tevere, identificato il killer dei pesci

 .:Inviato Martedì, 06 agosto 2002 @ 12:36:06 da titiro
Ambiente Dagli esami dell’istituto zooprofilattico spunta il Policlorobifenile, derivato del petrolio A uccidere i pesci del Tevere è stato un altro fiume: l’Aniene. Ormai è quasi una certezza. Ma chi ha “ucciso" a sua volta l’Aniene? La moria di metà luglio è sempre più un “giallo", una combinazioni di scatole cinesi, dove ogni affluente, anche un rigagnolo, è un’altra piccola matrioska che si aggiunge al puzzle. Nel giorno in cui gli ecomilitanti di Legambiente tornano sul luogo del delitto, e rendono noto un dossier raccolto scendendo in canoa la riva destra dell’Aniene, spunta fuori il risultato delle analisi condotte dall’Istituto zooprofilatico sperimentale di Lazio e Toscana. Il documento aggiunge un elemento importante all’inchiesta ancora in corso presso la Procura. Gli esami sulle carcasse di barbi, cavedani, cefali, anguille e sulle ampolle prelevate dal Tevere il 15 luglio scorso hanno dato tutte lo stesso risultato. Da una parte riscontrano che non vi erano «significative presenze di pesticidi» e che la Salmonella agona, dovuta ad inquinamento fecale non è patogena per i pesci. Dall’altra rilevano «una elevata contaminazione da Policlorobifenili». È questa l’arma chimica che ha provocato una congestione bronchiale nei pesci? I Pcb sono composti derivati dalla sintesi del petrolio o del catrame utilizzati nei condensatori e nei trasformatori, come plastificanti nei rivestimenti protettivi, come additivi nei fluidi di impianti idraulici, come lubrificanti nelle apparecchiature subacquee. «Possono causare - si spiega nei manuali - irritazione alle vie respiratorie, eczemi, acne, vomito e anche l’insorgere di tumore». Dal 1996, si spiega ancora, esiste una direttiva europea concernente lo smaltimento del Pcb, in quanto riconosciuti come particolarmente tossici. Riprende corpo così l’idea che a causare l’avvelenamento sia stato uno scarico industriale. Di questo avviso è pure l’assessore ai Lavori pubblici, Giancarlo D’Alessandro. Che dice: «Le cause possono essere diverse, ma io ritengo, confortato in questo dal parere dei tecnici comunali, che l’evento possa essere attribuito a cause connesse con scarichi anomali nell’Aniene, in area extracomunale, o con discariche di sostanze nocive in fossi generalmente asciutti o con basse portate che in conseguenza della pioggia potrebbero essere confluite nel Tevere». E in quanto alle accuse al sistema fognario, D’Alessandro è ancora più deciso: «Non è vero che durante il periodo di pioggia le acque di fogna vengono tutte scaricate nel fiume, ma soltanto quelle eccedenti che vengono sempre condotte al depuratore». Per il Procuratore Gianfranco Amendola, che ha in mano l’indagine sulle strage dei pesci, non risultano invece immissione di veleni e di altre sostanze tossiche. Anzi, l’ipotesi rimane quella di un «improvviso calo di ossigeno nelle acque del fiume causata da una repentina onda di piena». Il giallo è ancora irrisolto, le indagini, condotte anche dai carabinieri del Noe, sono in corso. Intanto, Legambiente lancia più forte l’allarme Aniene. Durante l’escursione in canoa e in catamarano sono spuntati a galla altri fantasmi che il fiume ha sputato fuori: due automobili, un motorino, un frigorifero e una vasca. Gli ambientalisti hanno percorso una decina di chilometri, da Montesacro a Capoprati, imbattendosi in quintali di rifiuti:sei scarichi (lo scolmatore di un depuratore, quattro fossi, uno scarico fognario); due dighe di spazzatura;tubi per captazioni abusive d'acqua, sfasciacarrozze e depositi di materiali edili; alberi crollati, baracche. Una “fotografia"che il presidente di Legambiente Lazio Maurizio Gubbiotti ha definito «decisamente grave» «L'Aniene è una bomba ecologica, un fiume abbandonato - ha denunciato - la depurazione è ancora insufficiente, per pulizia e controllo siamo ancora alla preistoria, non si sa neppure chi se ne dovrebbe occupare. Nell'Aniene si riversano gli scarichi di un'utenza di oltre 700 mila persone, bisogna porvi rimedio urgentemente perchè, nonostante il degrado, abbiamo rilevato angoli di particolare bellezza». Gli ambientalisti hanno pure riportato il racconto di un uomo, che lavora nella zona di Montesacro, che nelle settimane scorse ha visto un gran numero di pesci morti nell'Aniene, pochi giorni prima che si riscontrasse la moria nel Tevere. E il giallo dei pesci si alimenta di un altro mistero: perché se la moria è iniziata sull’Aniene il campione è stato prelevato tra Ponte Matteotti e Ponte Sant’Angelo? (da Il Messaggero del 06/08/02)

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