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 Sete estiva, calamità naturale

 .:Inviato Sabato, 06 luglio 2002 @ 18:15:09 da titiro
Rassegna Stampa Sos della Regione al Governo sollecitando interventi d’emergenza Ma il Consorzio del Simbrivio e i comuni dell’Aniene contestano: «La decisione presa con 4 mesi diritardo» In piena emergenza e con tante zone del Lazio già strette nella morsa della grande sete, ieri la Giunta regionale ha proclamato lo stato di calamità naturale chiedendo anche al Consiglio dei ministri di dichiarare lo stato d'emergenza. La siccità ha messo in crisi le sorgenti e da parecchi giorni il prezioso liquido non basta più. Soprattutto in provincia di Roma, dove si registra la situazione più critica. In molte zone dell'hinterland romano,infatti, si soffre per la carenza d'acqua e, specie nell'area servita dal Simbrivio, si fanno i conti con notevoli problemi che rischiano di sfociare nelle proteste degli utenti. Quasi tutti i 48 comuni riforniti dall'ente idrico, che già eroga un flusso ridotto del 40%, infatti, sono in grossa difficoltà. L'acqua, quando arriva, è poca. In alcuni casi dai rubinetti esce solo per qualche ora, in altri a giorni alterni, in altri ancora con il contagocce. Si va avanti con turni e razionamenti, in particolare nella Valle dell'Aniene. L'agricoltura è quasi in ginocchio e il turismo estivo rischia di subire un brutto colpo. E che cosa accadrà con l'arrivo di tanti turisti nelle prossime settimane? Eppure, l'area del Simbrivio è ricca di sorgenti non sfruttate. «La richiesta - spiega l'assessore regionale all'Ambiente e Protezione civile, Marco Verzaschi - è stata causata dalla carenza di risorse idriche per le eccezionali situazioni meteorologiche e climatiche che hanno provocato un notevole aumento degli incendi boschivi, un grave disagio per l'approvvigionamento idrico dei cittadini, per il rifornimento dell'agricoltura e le attività produttive. Una situazione,insomma, che non si può affrontare con risorse ordinarie». La decisione della Regione, però, con tutta probabilità, non cambierà le cose. Il Simbrivio, infatti, è arrivato a ottenere lo stato di emergenza solo otto giorni fa con una richiesta presentata quattro mesi prima alla Protezione civile e, dopo più di una settimana dalla decisione del Governo, non c'è ancora la nomina di un commissario con poteri straordinari.. E adesso, con le ferie alle porte e senza un vero piano d'intervento (quello delle autobotti varato dalla Provincia non sembra in grado di risolvere il problema) il provvedimento della Giunta regionale rischia dunque di rivelarsi infruttuoso. Intanto da Carpineto Romano ai Castelli, da Bellegra agli Altipiani di Arcinazzo e in tante altre zone i disagi si moltiplicano. «La Regione - attacca il vicecommissario del Simbrivio, Guido Milana- arriva con quattro mesi di ritardo». Per il vicepresidente del Consiglio regionale servono investimenti. «L'emergenza idrica - tuona Renzo Carella (Ds) - si risolve l'anno precedente per quello successivo e non inventando ogni volta soluzioni sulla pelle della gente assetata. La verità è che occorrono sei milioni di euro per garantire altri trecento litri dalla sorgente del Pertuso, fra Trevi nel Lazio e Filettino, con interventi strutturali al Simbrivio». I sindaci sono in allarme. «Lo stato di calamità - dichiara il primo cittadino di Arsoli, Stefano Banini, che è ingegnere idraulico - è tardivo. Serviva più tempestività e adesso la crisi non si risolve certo con le autobotti. Si fa un passo importante con l'Ato2, l’ambito territoriale per la gestione delle acque, ma poi non si riesce a fronteggiare l'emergenza. Tutte le riunioni finora non hanno portato a nulla di concreto ed è necessario imporre limiti all'Acea e alle industrie che prelevano tantissima acqua nella nostra zona». (da Il Messaggero del 06/07/02)

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