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 Parroco costretto alla pensione dopo mezzo secolo

 .:Inviato Mercoledì, 03 luglio 2002 @ 00:52:23 da titiro
Rassegna Stampa Ha assistito i suoi parrocchiani per 50 anni, quando a Villanova non c'erano che poche anime. Ora, in età da pensione, ha chiesto di continuare ottenendo l'appoggio dei cittadini. Ma il vescovo ha detto no. di Giancarlo Castelli Non sono bastate fiaccolate, manifestazioni e ripetuti solleciti al vescovo: don Andrea Iannilli, parroco della chiesa di S.Giuseppe Artigiano, in quel di Villanova di Guidonia, 15mila anime sulla via Tiburtina, ha ormai raggiunto i limiti d'età e dovrà lasciare l'incarico entro domani. Del resto, il diritto canonico parla chiaro: al raggiungimento del 75° anno di età il parroco deve andare in pensione perchè troppo anziano. "Ma se quello nuovo ha 66 anni!" lamentano i parrocchiani che in questi giorni hanno tappezzato l'intero paese di manifesti di solidarietà con don Andrea. Quasi una rivolta di popolo per quel sacerdote che dopo 50 anni di onorato servizio ("quando venni qui, nei primi anni '50, non c'era nulla. Appena qualche decina di abitanti sparsi in questo pezzo di Agro romano", ricorda con nostalgia don Andrea) è stato rimosso dalla Diocesi di Tivoli, sorda alle richieste dei parrocchiani. L'ultima volta che il parroco dimissionato aveva incontrato i suoi fedeli era stato domenica scorsa, in occasione della celebrazione dell'ultima messa. Di fronte ai parrocchiani il sacerdote ha ricordato, commosso, le migliaia di battesimi, comunioni, matrimoni e funerali celebrati nella comunità di Villanova. Ha elencato tutte le opere realizzate insieme ai residenti, opere del valore di qualche miliardo di vecchie lire: la canonica, l'auditorium, le sale per le attività giovanili e quelle per gli adulti, le aule catechistiche e la chiesa stessa. "Tutti quei beni appartengono a voi e non alla Diocesi" ha tenuto a sottolineare don Andrea. Una sfumatura polemica rivolta lassù, a quelle alte gerarchie dalle quali si aspettava un trattamento diverso. E' amareggiato l'ex-parroco. Lui si sente ancora in forma e assolutamente in grado di continuare la sua missione. "Bé, è vero che il diritto canonico prevede il pensionamento a 75 anni - dice don Andrea - però, alla mia formale richiesta di remissione, la Diocesi poteva accettare o differire. Ha scelto la prima ipotesi, pazienza". E tutto quel patrimonio immobiliare che lei ha idealmente lasciato ai suoi parrocchiani? "L'abbiamo costruito con i nostri sforzi, quelli dei fedeli e grazie alla bontà di qualche cittadino facoltoso. Abbiamo anche un edificio di quattro piani affittato ad uso scolastico e intestato alla Diocesi per mia volontà. Oggi, quello stabile deve tornare ai cittadini. Ho fatto una richiesta ufficiale al vescovo ma non ho avuto nessuna risposta. Secondo me, si trova un po' in imbarazzo". Dica la verità, non è che si è messo un po' in urto con le sue autorità? "Ma, guardi. Io sono una persona aperta e schietta. Sono, per così dire, un antidiplomatico. Ma non mi sono mai lamentato. Per questo, pensavo che ci fosse maggiore considerazione". Don Andrea, però, non demorde: "Posseggo ancora due grandi doni di Dio - aveva spiegato durante la messa di domencia scorsa - tanta salute e piena lucidità di mente. Sono pronto per una nuova missione". (da ilnuovo.it)

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