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 Guidonia, la morte arriva nel sonno.

 .:Inviato Giovedì, 29 novembre 2001 @ 16:09:52 da titiro
Rassegna Stampa Idraulico ucciso dall’ossido di carbonio della caldaia, intossicati la moglie e i due figli.Tragedia durante la notte in una villetta di Villalba: è stata la donna a trovare la forza di chiedere aiuto vedendo i familiari esanimi. La tavola ancora apparecchiata. Le bucce delle arance nei piatti e le carte delle merendine raccontano di una cena consumata davanti al camino. Più in là, su una sedia un pigiamino celeste con gli orsacchiotti e a terra un pantalone stropicciato a coprire i segni di una tragedia avvenuta ieri notte in un villino di via Caserta a Villalba di Guidonia. Il monossido di carbonio, uscito da una caldaia interna all'abitazione, ha ucciso Natalino Costantini, 42 anni, piccolo imprenditore di termoelettrica. Ricoverati alla camera iperbarica del Policlinico "Umberto I" e fortunatamente fuori pericolo i suoi due figli, Luca e Stefano, rispettivamente di 12 e 10 anni e la moglie Gabriella Di Domenico, 39 anni, dipendente del Ministero dell'Aeronautica, a Roma. In un primo momento, di fronte al malessere avvertito dall'intera famiglia, medici e inquirenti avevano avanzato l'ipotesi di un'intossicazione da botulismo, visto che a cena avevano mangiato melanzane sott’olio. Ma già nella tarda mattinata il magistrato Scalera, che sulla vicenda ha aperto un'inchiesta, ha spiegato che a causare la tragedia erano state esalazioni di monossido di carbonio. Ipotesi confermata dalle analisi mediche effettuate sui due bambini e sulla donna all'ospedale. Ad accreditarla, inoltre, anche la morte di uno dei due pappagallini, tenuti in gabbia vicino al camino. La famiglia aveva finito di cenare intorno alle nove e mezzo. Il padre, dovendo sbrigare alcune pratiche, decide di continuare a lavorare e sale nel suo studio, al secondo piano del villino. Il figlio più piccolo si corica, ma poco dopo, accusando un forte mal di testa, si rialza e scende giù in salone insieme alla madre. Luca, invece, che aveva rifiutato la cena, va a letto per primo, ma anche lui comincia a sentirsi male. Gabriella si sente immobilizzata - dirà più tardi la sorella - non riesce a muovere le braccia e stenta a parlare. Poi i dolori sfogano nel vomito. La famiglia è interamente paralizzata dal monossido di carbonio. Il timer della caldaia, collocata in uno sgabuzzino del piano terra, a pochi metri dal camino, si disattiva automaticamente alle 23, dopo cinque ore dall'accensione. L'ambiente è ormai saturo, il monossido si disperde in alto e riempie il secondo piano. Alle prime luci dell'alba, Gabriella chiama il marito, ma non ottiene risposta. Quasi priva di sensi telefona alla madre che abita a pochi isolati di distanza. I parenti si precipitano in via Caserta e si trovano di fronte alla drammatica scena. Natalino è supino a terra, nel corridoio, tra lo studio e la camera da letto. Il fratello maggiore, Ivano, tenta una respirazione bocca a bocca. Luca è ancora nel letto e a malapena riesce a tenere gli occhi aperti. Stefano è disteso sul divano del salone, senza più forze. «A peggiorare la situazione - hanno detto i carabinieri di Tivoli - è stata la vicinanza della caldaia al camino, che ha risucchiato l'aria, ha moltiplicato gli effetti del monossido». Il villino era stato di recente ristrutturato all'interno e sembra che la caldaia fosse stata accesa per la prima volta. «Attendiamo gli esiti delle verifiche tecniche - aggiungono i militari che hanno posto sotto sequestro il villino - ma sembra che la caldaia non fosse adatta ad una collocazione interna, ma non si esclude che ci fosse qualche problema nel tiraggio». «Non posso credere che funzionasse male, perché lui era molto scrupoloso in tutte le sue cose», dice però il cugino Maurizio De Gasperi. (da Il Messaggero del 29/11/01)

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