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 Stallman: "Il software deve essere tutto libero"

 .:Inviato Lunedì, 08 aprile 2002 @ 16:28:27 da titiro
Software Libero Il guru spiega perché l'attuale sistema "proprietario" sia "anti sociale" e racconta i tanti vantaggi del "free" E' un raro esempio di coerenza, quello di Richard Stallman. Da una ventina d'anni ripete la stessa cosa, con immutato vigore: "Il software deve essere libero" sostiene, alla faccia di tutte le compagnie - Microsoft in testa - che, proprio grazie al suo sfruttamento economico, hanno accumulato nello stesso intervallo di tempo fortune incalcolabili. E per essere libero di mitragliare il suo tormentone ha pagato dei prezzi alti sin da subito come, nel 1984, quando lasciò un ottimo posto di informatico al Mit per fondare la sua Free Software Foundation. Oggi le sue idee sono sempre più di moda. In epoca di "no logo" l'ipotesi di un codice senza marchi, che ognuno può utilizzare, modificare e redistribuire a piacimento, gode di una fortuna senza precedenti. E poi c'è la prova che la teoria può funzionare anche nella pratica: Linux, il sistema operativo che si ispira a questi principi, è una realtà commerciale sempre più importante. E proprio in questi giorni, negli Stati Uniti, è uscito "Free as in Freedom: Richard Stallman's Crusade for Free Software", una biografia scritta da Sam Williams che racconta il contributo dell'ex hacker all'idea più rivoluzionaria della cosiddetta New Economy. Innanzitutto, spiega Stallman in una lunga intervista alla Bbc, non bisogna confondere "libero" con "gratis", nonostante il termine "free", in inglese, autorizzi la confusione nella traduzione. "Sono due vicende separate. Il software libero oggi ha un tremendo valore commerciale - spiega Stallman - e si può scegliere di venderlo, ciò fa parte della libertà". Tuttavia l'interpretazione autentica dell'inventore del concetto è chiara: "'Software libero' significa che l'utente è libero di studiare cosa fa quel programma, modificarlo per meglio soddisfare i suoi bisogni, distribuirne copie ad altre persone e pubblicarne poi copie migliorate. E, se non siete programmatori voi stessi, potete dare il compito a qualcun altro di farlo per voi". Di questo si parla quando si parla di "free software": che sia gratis o a pagamento non influisce sulla sua natura. E da questa definizione molte conseguenze derivano. La personalizzabilità, per esempio. "Ogni volta che un utente ha bisogno di fare delle modifiche affinché il software risponda meglio alle proprie esigenze, le può fare (o far fare)". E il fatto che così tante e diverse persone possano partecipare al processo continuo di perfezionamento garantisce una qualità che difficilmente un singolo programmatore (o una singola azienda) potrebbe raggiungere: "Così si producono sistemi potenti e affidabili, che funzioneranno per mesi e mesi senza mai crashare". E ancora la moltiplicabilità. "Se a qualcuno piace il programma che state usando potete fargliene una copia in maniera completamente legale" spiega Stallman "non sottobanco come adesso, nella paura dell'illegalità". Una conseguenza, questa, particolarmente importante per i paesi in via di sviluppo. "L'India - esemplifica Stallman - non può permettersi di rimanere incagliata nella trappola di dover usare Windows perché ciò significherà un'emorragia finanziaria per loro insopportabile a favore di compagnie americane". Senza contare l'aspetto formativo, di istruzione: "Ognuno, nel mondo, che voglia imparare come scrivere del software ha quest'opportunità, perché per imparare non c'è niente di meglio che leggere e scrivere molto software. E' stato anche il modo in cui io stesso ho imparato". Insomma, solo vantaggi si potrebbero ricavare dall'adozione generalizzata del software libero. benefici importanti per tutta la società, a sentire Stallman. E allora perché non è ancora successo? Il cronista di Bbc glielo chiede: "Quando in una società c'è dell'inerzia, questa tende a sviluppare molta resistenza a ogni cambiamento. E le compagnie che producono software proprietario sono molto brave nel tenere i loro clienti in trappola". Tuttavia il vecchio hacker non dubita del futuro di lungo periodo: "Alla fine vinceremo noi, rimpiazzeremo il software proprietario che è un sistema anti-sociale che toglie le libertà, divide gli utenti e li lascia in balia delle aziende". Una prospettiva promettente, una sorta di nuovo "umanesimo" informatico, dove l'avidità lascerà il posto alla solidarietà, dove l'etica hacker sostituirà quella calvinista-capitalista. Un mondo bellissimo di cui però Stallman ha dimenticato di dedicare un eguale quantità di energie a spiegare chi e come pagherà gli ex-detentori del copyright che, tanto pervicacemente, disconosce. Insomma una tesi con una pars destruens micidiale, ma una construens ancora da mettere a punto. (da repubblica.it)

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