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 Palermo, 10-11 aprile: conferenza internazionale dell'e-government.

 .:Inviato Venerdì, 05 aprile 2002 @ 18:39:46 da titiro
Software Libero La Conferenza internazionale dell'e-government che si terrà a Palermo nei giorni 10 e 11 aprile prossimi è un precipitato del Convegno Ocse tenutosi a Napoli nel marzo 2001. Essa avrà l'ambizione, non del tutto disinteressata, di dotare i paesi poveri di nuove tecnologie con le quali sganciarsi dal destino di povertà e salire sul potente vettore della globalizzazione. Ma sarà così? È lecito avere numerosi dubbi. Si discuterà di piani fantascientifici di informatizzazione pronti ad attraversare le pubbliche amministrazioni di mezzo mondo, a partire da alcuni progetti pilota avviati (giusto per far vedere quanto sono buoni i Paesi ricchi) in Albania, Giordania, Tunisia, Mozambico e Nigeria, con finanziamenti e assistenza tecnica da parte dei Paesi a tecnologia più o meno avanzata, Italia in testa. E naturalmente con la partecipazione di importanti imprese interessate alla posta in gioco, come IBM, Microsoft, Telecom Italia, Canal +, Tele +, Enel e l'Ong Movimondo. Si discuterà anche dell'informatizzazione di numerosi servizi pubblici anche nei Paesi dove l'informatizzazione "privata" è più avanzata. L'idea era stata discussa a Genova, durante il G8 di cui si è tanto vantato Berlusconi, che adesso incalza: "Stiamo mettendo a punto quello che io chiamo il modello universale per la gestione digitale delle principali funzioni della pubblica amministrazione e contiamo di presentarlo al prossimo G8 che si terrà in Canada". Insomma un roseo futuro di Paese-guida per l'Italia, nella direzione di un "nuovo ordine mondiale" che metta ordine e detti ordini alle pubbliche amministrazioni dell'intero pianeta, naturalmente col beneplacito (non certo incondizionato...) di certe multinazionali d'oltreoceano, come la Microsoft (già distintasi per aver negato il libero uso nel terzo mondo di software fuori commercio come Windows 95) e l'IBM. Come mai proprio IBM? La risposta sta nel curriculum vitae del ministro per l'innovazione tecnologica (ricordate le tre "i"? ci mancava solo la "i" di IBM), Luigi Stanca, instancabile promotore dell'evento e reduce da numerosi pellegrinaggi nei Paesi "da aiutare": è stato per molti anni presidente di IBM Italia, per poi passare alla presidenza di IBM Europa. Quanto alla Microsoft, è chiaro che la sua minacciosa e ingombrante presenza servirà a stroncare qualunque tentazione degli Stati più poveri a risparmiare su sistemi operativi (vade retro Linux) e applicativi (niente shareware, freeware, open source o altra roba che metta in discussione le regole di un mercato monopolistico). I generosi aiuti dei Paesi del G8 nel campo dell'informatizzazione saranno l'ennesimo cavallo di Troia, dentro il quale si nasconde la futura dipendenza degli Stati "aiutati" da imprese che sono già ben più potenti di loro per fatturato e, come adesso appare chiaro, peso politico. Basti pensare alla sola dipendenza dai costosi aggiornamenti puntualmente resi "inevitabili" da quelle aziende, paragonabile alla dipendenza già innescata dalle multinazionali agroalimentari, con la vendita imposta di sementi geneticamente modificate per far crescere piante "infertili". Tutte le statistiche sui dati globali percepibili a livello economico, sociale e tecnologico dei paesi ricchi del nord del pianeta e dei paesi poveri del sud della terra - reddito pro-capite, Pil come misura quantitativa della ricchezza e della dissipazione di una nazione, disponibilità di risorse vitali quali acqua, terre fertili, ossigeno, accesso ai servizi pubblici per eccellenza quali sanità e istruzione - ci inducono a ritenere fondatamente come il digital divide che separa 1/5 della popolazione mondiale dai 4/5 restanti non sia riconducibile e riducibile ad una mera questione di dotazione tecnologica. Essa ha invece a che fare con una drammatica differenza di peso politico che a cascata investe il predominio sfacciato di poche potenze economiche, commerciali, industriali, ma anche e soprattutto militari, sul resto del mondo. Tale squilibrio non ha origini tecnologiche né potrà essere colmato attraverso l'informatizzazione dei paesi poveri, sui quali l'impatto di tali strumenti avrà l'obiettivo di allargare al loro interno la forbice tra élite dominante e cittadini assoggettati, tra sfera politica e amministrativa e società civile, tra centro e periferia, tra città e campagne. Concepire le tecnologie informatiche non come strumenti funzionali ad una idea e pratica di sviluppo autocentrato e eco-sostenibile, bensì come mera finalità di dotazione strutturale nasconde ben altri intenti che rafforzeranno la dipendenza micidiale dei sud del mondo nei confronti dei ricchi-e-potenti della terra. Innanzitutto, informatizzare un paese significa regalare risorse pubbliche a imprese transnazionali private tipo Ibm, Microsoft, Mediaset, Telecom e altre già citate le quali, contrariamente alle ideologie svianti del neoliberismo di mercato privo del sostegno statale, non esitano minimamente a ricorrere al foraggiamento del potere statale pubblico per reperire risorse finanziarie e opportunità di espansione di mercato in aree vergini del mondo, al di là degli impatti culturali e dell'assenza di infrastrutture capillari e diffuse utilizzabili da intere fasce di popolazioni. Immaginatevi l'informatizzazione di un paese del Sahel africano dove manca l'energia elettrica quasi dappertutto: significherà semplicemente regalare computer ai dirigenti ed ai politici del paese! In secondo luogo, l'intervento della Banca mondiale dà la misura degli interventi previsti e prevedibili: finanziamenti per dotazioni tecnologiche che produrranno ulteriori debiti non colmabili in assenza di investimenti produttivi sul capitale umano - come si dice con orribile espressione - e sulle risorse esistenti nei sud. L'impatto tecnologico è funzionale solamente ad una intensificazione della concentrazione industriale, anche nei settori dell'agribusiness, i cui effetti di impoverimento degli strati maggioritari delle popolazioni sono già all'opera da oltre vent'anni, senza che le politiche di aiuti pubblici allo sviluppo abbiano fatto segnare una marcia diversa rispetto al passato. E non lo sarà certamente il cablaggio delle pubbliche amministrazioni. In terzo luogo, l'e-governmnent risponde ad una concezione dell'appropriazione di saperi da parte di una élite che viene dotata di risorse comunicative dalle quali i più sono esclusi proprio perché gli investimenti non vengono indirizzati, come in ogni progetto non governativo, sull'acquisizione di competenze e capacità umane, bensì solo sul capitale fisso che può essere utilizzato da chi ha già acquisito per circostanze privilegiate un sapere relativo alle tecnologie. In quarto luogo, il cablaggio delle amministrazioni pubblico ha immediati risvolti di omologazione ai sistemi di controllo planetario: banche dati, controllo dei processi di migrazione internazionali, ipertecnologizzazione delle frontiere, possibilità di interloquire istantaneamente tra le varie polizie e i vari corpi d'armi del mondo. Queste sono le reali poste in palio degli accordi di trasferimento e di finanziamento dell'e-government nell'era di globalizzazione e di guerra duratura! Occorre pertanto, da un lato, svelare i reali obiettivi delle strategie di e-government nel rafforzamento delle asimmetrie di potere politico, economico e sociale tra nord e sud del mondo, e dall'altro inviare segnali di progettualità alternativa da costruire insieme ai partners sociali dei sud del pianeta. Le opportunità che i movimenti di radicale opposizione all'egemonia planetaria da parte del sistema statuale di dominio e del capitale globale integrato in logiche neoliberiste hanno saputo strappare con forza da alcuni anni in qua, per adesso limitatamente alle aree ricche della terra, vanno socializzate con le società sottoposte maggiormente agli effetti deleteri e mortali. La moltiplicazione di contatti e la costruzione di momenti di confronto dal basso con le istanze più vivaci e dissenzienti dei paesi del sud del mondo è un passaggio ineludibile per chi, come noi siciliani, viviamo in uno spazio geopolitico e geoeconomico di soglia tra nord e sud, tra rive contrapposte dell'area mediterranea, che il partenariato Euromediterraneo è assolutamente incapace per deficit culturali e per tipologie di interventi statuali ad avvicinare senza attriti. Anzi, le politiche sulla scia degli Accordi di Schengen stanno divaricando, sino a farli confliggere, gli interessi comuni tra popolazioni mediterranee. Ecco perché è prioritario, innanzitutto, una mobilitazione nelle giornate palermitane del'e-government, non solo per rivoltare tali strategie e denunciarle pubblicamente, non solo per rendere visibile una presenza intelligente e avvertita che non subisce il fascino della seduzione mediatica e spettacolare tipica delle Conferenze internazionali, ma anche per consentire uno spazio libero di espressione alle voci del dissenso e a quelle martoriate dagli attuali assetti del dominio planetario: ai migranti attualmente presenti sul territorio siciliano, ai quali si prospetta contemporaneamente il respingimento verso paesi dilaniati da impoverimento e da guerre endemiche e un futuro di operatore al computer! La presenza del premier Berlusconi per la chiusura della Conferenza giovedì 11 aprile rappresenterà oltremodo una opportunità per innestare nelle iniziative previste anche un preciso segnale di attenzione alla conflittualità sociale in corso in Italia che culminerà nella tappa importante dello sciopero generalizzato del 16 aprile immediatamente successivo. La mobilitazione regionale, pertanto, servirà a lanciare con forza l'organizzazione su scala regionale dello sciopero che vedrà insieme sindacati confederali e organizzazioni di base, movimento dei forum sociali e associazioni dei migranti, affinché il senso del 16 aprile sia più ampio e più in sintonia con i conflitti diffusi su scala globale. Il Forum Sociale Siciliano in tutte le sue componenti si impegna quindi a perseverare nella costruzione di uno spazio di liberazione e di libertà nell'ambito della nostra terra di frontiera, che possa essere propedeutico per la costruzione di ponti di comunicazione e di confronto con le popolazioni vicine del Mediterraneo per pervenire in tempi ragionevoli ad un Forum Sociale Mediterraneo che dia il segno palese di un'altra possibilità di relazioni internazionali, non più fondate sull'egemonia politica e sul ricatto incrociato tra élites statuali, bensì su rapporti paritari di confronto e di scambio equo. (da carta.org)

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