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 "Era il migliore, non poteva uccidersi"

 .:Inviato Venerdì, 05 aprile 2002 @ 18:34:32 da titiro
Rassegna Stampa Gli amici, i colleghi, le persone che vivevano a stretto contatto con Michele Landi rifiutano l'ipotesi di un suicidio. "Uno come lui non ha momenti di depressione perché ha una vita piena di impegni e responsabilità"."Era un ragazzo eccezionale. Il migliore del suo campo, senza di lui sarà difficile fare quei passi in avanti che lui stesso aveva annunciato". Gli uomini del Gruppo anticrimine tecnologico, della Guardia di Finanza, che in questi giorni stanno frequentando la scuola della Luiss Management per un corso di aggiornamento, ricordano precisamente Michele Landi, il direttore della divisione Information Technology della scuola di specializzazione dell'ateneo di Confindustria, trovato morto nella sua abitazione di Montecelio. "Il suo motto era 'facciamo cose', ed era il segnale di un impegno incredibile che non conosceva soste - continua il colonnello Umberto Rapetto, a capo del Gat - coinvolto in mille attività. Io stesso lo avevo proposto pochi giorni fa, come coordinatore della task force, che sta formando il ministro dell'Innovazione Lucio Stanca, per cercare di rendere sicuro il Web, la rete, Internet. Non credo che una persona come lui si possa essere tolta la vita, le sue responsabilità non l'opprimevano, anzi erano motivo di spinta a fare sempre meglio". Il fatto che fosse stato Landi, in una recente intervista a un quotidiano, dopo l'omicidio di Marco Biagi, a dire che era possibile rintracciare in poche ore il luogo di origine da dove era stata mandata l'e-mail di rivendicazione delle Brigate rosse, non era per lui motivo di preoccupazione. "Era stato ufficiale di artiglieria, figlio di un militare dell'aeronautica, in possesso lui stesso di un brevetto da pilota, paracadutista provetto, amante della barca a vela - spiega sicuro Rapetto - aveva il coraggio di una persona giovane che non sarebbe invecchiata mai. Nei primi anni '90 era stato direttore della rivista Micopersonal computer edita dalla Voltaire, un vero e proprio punto di riferimento per gli appassionati del settore". Inoltre, non ultimo, dietro la sfrontatezza c'è anche il fatto che Landi si sentisse in qualche modo sopra le parti, visto che aveva svolto il ruolo di consulente della difesa di Alessandro Geri, il sospetto "telefonista" nell'agguato al professor Massimo D'Antona. Rapetto per questo dice a denti stretti un ultimo messaggio per l'amico che conosceva da oltre 12 anni: "Vorrei svegliarmi e scoprire che la sua morte è frutto di una illusione. Senza di lui, per qualsiasi motivo, l'Italia ha perso qualcosa". L'amministratore delegato di Luiss Management, Ivano Boragine, spiega con la voce provata: "Non ti immagini che uomini come Landi si possano uccidere. Per qualsiasi motivo. Aveva una ragazza, ma in genere non aveva mai avuto problemi sentimentali. Non ha mai mostrato segni di stress o di disagio psicologico, mai". (da ilnuovo.it)

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