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 Escavazioni di travertino romano: scopriamo le carte!

 .:Inviato Sabato, 02 luglio 2011 @ 22:56:40 da roberto_02
Ambiente roberto_02 scrive "

CIRCOLO DI LEGAMBIENTE GUIDONIA

Comunicato stampa

Il bacino estrattivo del travertino romano sta facendo emergere un corollario di problematiche ambientali, economiche, imprenditoriali, occupazionali e politiche delle quali nessuno si vuole assumere la responsabilità di parlare.

Ci sembra doveroso in questo caso svolgere un'attività di utilità sociale assumendoci una funzione orfana, quella di informare con chiarezza sul reale stato delle cose.

Ad avere diritto di conoscere la realtà attuale sono gli operai sui quali gravano le più pesanti implicazioni, per il loro lavoro usurante, sottopagato e senza certezza del futuro. Gli imprenditori dell'industria estrattiva non possono pensare di nascondere ancora il fatto che, con i ritmi attuali, presto esauriranno la risorsa. A meno che non intendano comperare le case di Villalba o Villanova per poi escavarne il sottosuolo.

Questo ineluttabile destino è semplicemente il frutto della scelta imprenditoriale dei cavatori che non hanno assunto una visione strategica di lungo termine. Anziché adottare reali politiche di “valorizzazione” del travertino romano, hanno optato per la via dell'estrazione massiva e dell'esportazione del materiale grezzo.




[ continua... ]

Per anni i “cavatori” hanno rincorso la massimizzazione dei profitti. La politica, da parte sua, non ha governato la gestione del territorio con progetti di sostenibilità a lungo termine. A Guidonia l'industria estrattiva non è abituata a fronteggiare il benché minimo ostacolo ambientale, burocratico o politico. E' per questa ragione che ha suscitato tanta fibrillazione l'intervento del Sindaco Rubeis sul meccanismo di rinnovo delle autorizzazioni alle escavazioni.

Riteniamo che il territorio abbia già pagato un prezzo altissimo a beneficio di pochi. Se non lo farà la politica ci penserà la geologia, con l'approssimarsi di un esaurimento reale delle potenzialità di escavazione, ad imporre uno stop allo sfruttamento. A poco servirà continuare a “grattare il fondo”, oltre non si potrà andare e non è neanche pensabile che si vadano a fagocitare nuove aree pubbliche per destinarle a cava.

Purtroppo l'attività estrattiva ha comportato costi incalcolabili in termini ambientali ai quali ora si aggiungono emergenze socio-economiche per la precarietà in cui si ritrovano. Per non parlare poi di una serie di costi futuri, non ancora evidenti o quantificabili. Diverranno più evidenti quando le cave saranno abbandonate e nel nostro territorio avremo soltanto canyon polverosi o discariche diffuse ed incontrollate.

Neanche le rappresentanze degli operai sembrano affrontare con franchezza la questione cardine: la crisi incipiente del settore. D'altra parte lascia già perplessi la discutibile tutela delle condizioni di lavoro degli operai. Dai diversi documenti pubblicati nel web sembra evidente la mancata adozione di presidi di sicurezza all'interno delle aree di cava (esempi: http://www.youtube.com/watch?v=GYr9jIEJj4Y, http://www.youtube.com/watch?v=XIcvpeSokFA).

Fermo restando che in questa complessa situazione occorre ribadire innanzitutto il primato della tutela della salute pubblica, dentro e fuori le cave e del territorio, ci si chiede se sia possibile allungare la vita delle cave e salvaguardare il futuro occupazionale di questo settore. A nostro avviso è possibile trovare soluzioni attraverso un percorso di responsabilità. La questione fondamentale è che con questo trend di escavazione l'esaurimento della risorsa economica è imminente. Da questo punto fermo si può delineare una uscita graduale e non dolorosa per nessuno. La priorità è quella di agire sul modello di sfruttamento della risorsa riducendo progressivamente i volumi di escavazione e, parallelamente incentivare la lavorazione in loco del prodotto tipico. Riteniamo che, senza nulla togliere al pregio del lapis tiburtinus la vera valorizzazione sia il processo di lavorazione che potrebbe divenire prevalentemente esclusivo del nostro bacino.

Il nostro è un contributo di pensiero aperto ad ogni obiezione, non contiene retorica o posizioni strumentali. Abbiamo delineato una possibilità di uscita dalle prospettive attuali cercando di salvaguardare il territorio, i livelli occupazionali e gli interessi dell'industria estrattiva.

Ribadiamo la necessità di affrontare seriamente e con onestà intellettuale l'intera questione invitando le parti in causa a rinunciare sin d'ora a quei comportamenti assolutamente inconcludenti e fuorvianti quali la promozione di conflitti strumentali tra le parti, i cosiddetti scaricabarili e soprattutto le mezze verità.

Guidonia Montecelio, 2 luglio 2011

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