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 In cella chi mette a rischio gli operai

 .:Inviato Mercoledì, 13 febbraio 2002 @ 16:14:54 da titiro
Rassegna Stampa GUIDONIA Pugno duro del prefetto Del Mese. Ieri la riunione per la sicurezza sul lavoro dopo i recenti drammi. Sono partiti i controlli a tappeto della polizia mineraria chiesti dall’assessore Saponaro Pene severissime fino all'arresto ed alla chiusura del cantiere per quelle situazioni che possono rappresentare un grave rischio per l'incolumità del lavoratore. Lo ha disposto ieri, il prefetto Emilio del Mese, nell'incontro già fissato all'indomani dell'ultimo incidente avvenuto in una cava del comprensorio Tivoli Guidonia, in cui tre lavoratori sono rimasti feriti ed un giovane ventiseienne è morto travolto da un lago di fango ed acqua. Precedenza assoluta alle verifiche ispettive nei cantieri edili e nelle cave, ha chiesto inoltre il prefetto che proprio dal ministro dell'Interno, Claudio Scajola, preoccupato del ripetersi di questi eventi, aveva ricevuto la sollecitazione per attivare immediati controlli nei cantieri della capitale e della provincia. Tra le priorità comunque decise dal gruppo di lavoro presieduto dal prefetto Del Mese anche l'apertura di uno sportello unico per la sicurezza presso il comune di Guidonia di cui faranno parte l'Ufficio del Lavoro, l'Azienda Sanitaria Locale, l'Inps, l'Inail e la polizia mineraria della Regione con compiti di assistenza e consulenza alle imprese che operano nel settore delle estrazioni. Una ricognizione a tutto campo comunque quella che ha visto il confronto e la partecipazione degli assessori ai lavori pubblici ed alle politiche del lavoro e dello sviluppo locale del comune di Roma, i vertici delle forze dell'ordine della capitale, i responsabili della direzione provinciale e del servizio ispezione dell'Ufficio Provinciale del Lavoro, il direttore generale dell'Inail, il coordinatore ASL della regione Lazio nonché i rappresentanti della Confcommercio, Confesercenti, Acer, Confartigianato, Federlazio, e quelli di CGIL, CISL, UIL. Sul piano intanto della messa in cantiere degli impegni presi la giunta regionale del Lazio, tramite l'assessore alle attività produttive Saponaro, ha disposto ispezioni a tappeto di tutte le cave tramite quegli ispettori di polizia mineraria che dagli attuali due operanti su quattro entro la fine dell'anno dovrebbero passare a 20, per tutto il territorio della regione, dopo i corsi di qualificazione che sono stati attivati. Un compito ispettivo che vede anche il supporto dei volontari della protezione civile Valle Aniene di Guidonia che nei prossimi giorni dovrebbe fornire, proprio agli ispettori minerari, una aerofotogrammetria di tutto il territorio interessato alla attività estrattiva comprese le zone delle cave dismesse o esaurite. Al tempo stesso è stato dato il via anche ad una ricognizione di monitoraggio e censimento delle cave abbandonate che verrà svolto con l'apporto dei carabinieri mentre prefettura e guardia di finanza si occuperanno di tutti gli aspetti normativi ed il controllo delle autorizzazioni ed anche della verifica del recupero ambientale insieme alla regione Lazio. Sul piano delle prime ispezioni e dei primi riscontri, attivati dopo l'incontro, alla regione, del 4 febbraio scorso con i lavoratori, anche se indagini sono state avviate ed altri controlli seguiranno a giorni, e se, per il momento, non si può ancora parlare di un provvedimento restrittivo avviato per l'attività di una cava, certo è che gli ispettori hanno rilevato tante infrazioni proprio sul campo della sicurezza. Ma, assicurano alla regione, il compito degli ispettori di polizia mineraria sarà soprattutto quello della prevenzione perché poi non si debbano continuare a registrare tragici eventi. E proprio l'assessore Saponaro ha assicurato che firmerà quel protocollo d'intesa su cui si erano acuite le polemiche per la mancata sottoscrizione regionale anche se ha ribadito che dentro il protocollo dovranno essere evidenziati il coinvolgimento della Prefettura e quello che potrebbero fornire anche i volontari della protezione civile, nel rispetto delle reciproche competenze e ruoli. Su altro piano invece le posizioni degli imprenditori del travertino romano, sostenuti in questa battaglia dal presidente del centro per la valorizzazione del travertino, Filippo Lippiello, che con un duro comunicato hanno sferrato un attacco a quelle istituzioni le cui «accuse arrivano puntuali in caso di incidente - sostengono- mentre tutto quello che è necessario per la prevenzione no! C'è da chiedersi perché - proseguono nel comunicato - dal 1980 ad oggi la regione Lazio e le amministrazioni poi non hanno redatto alcun piano regionale delle attività estrattive. E perchè non è ancora esecutivo il protocollo d'intesa promosso dall'organismo paritetico territoriale». Secondo gli imprenditori è chiaro a tutti, inoltre, che questo settore si regge solo sulle sue gambe e che non sono sufficienti gli ingenti investimenti messi in campo per la sicurezza dalle singole aziende per allontanare e modificare l'opinione di industrie che puntano solo al profitto e che perseguono un obiettivo che porta a prevaricare ogni altro aspetto sia in tema di sicurezza che di rispetto delle regole e dei lavoratori. (da Il Tempo del 13/02/02)

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