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 Software libero nella scuola

 .:Inviato Martedì, 12 febbraio 2002 @ 16:09:44 da titiro
Linux e la didattica L'Osservatorio Tecnologico del Ministero della Pubblica Istruzione affronta il tema del Software Libero/Open Source, in una sezione apposita del sito, dove però saltano all'occhio una terminologia scorretta e un quadro complessivo di... buona confusione, come abbiamo visto altre volte, tra libero e non libero e quindi tra libero e gratuito, e... Quando abbiamo scoperto il sito dell'Osservatorio Tecnologico del Ministero della Pubblica Istruzione, http://www.osservatoriotecnologico.net, non sapevamo proprio se gioire del fatto che anche il Ministero si fosse finalmente accorto del fenomeno del Software Libero -- anche se ora, con l'autonomia scolastica, il ruolo del Ministero è sicuramente ridimensionato e le scuole possono fare molte scelte in completa autonomia -- perché sia i contenuti che la forma e la terminologia usate hanno suscitato subito non poche perplessità Il termine Open Source, infatti, compare frequentemente nella sezione "Software nella scuola", assieme ad altri termini come GNU, "freeware", eccetera, ma purtroppo non sempre usati a proposito. Nella pagina di descrizione del "Software OpenSource", infatti, dopo la storia della nascita e diffusione di Linux, leggiamo: "È nato cosi il "freeware", software distribuito gratuitamente sulla rete, che chiunque, in qualunque parte del mondo, può acquisire in pochi minuti e fare proprio per eventuali correzioni, modifiche o adattamenti" Ora, Linux non si può in alcun modo definire "freeware", la cui accezione più accreditata è semplicemente "gratuito", appunto, cosa che non dice niente, ad esempio, sulla disponibilità del codice sorgente. Linux, come certo molti sanno oramai, è Software Libero, così come definito su http://www.gnu.org/philosophy/free-sw.it.html, in particolare software rilasciato con licenza GNU GPL... Quindi nel seguito del periodo l'equivoco viene confermato dalla forma esplicita: l'autore fa proprio coincidere il concetto di software gratuito con l'accessibilità del codice sorgente, battezzando il risultato finale con "freeware". Ma chi lo dice che un software gratuito è sempre disponibile con i sorgenti? Esistono un'infinità di software disponibili gratuitamente unicamente in formato binario: li si può utilizzare, alle più varie condizioni, ma non si riuscirà a modificarli in alcun modo, a meno di fare del reverse engineering, cosa che richiede costi e competenze che ben pochi possono permettersi... Ora, la maggior parte dei nostri lettori certo sa di cosa stiamo parlando e quindi sa, anche, perché parliamo di equivoco o di errore, quindi non staremo ad argomentare sul perché sarebbe molto meglio usare determinate espressioni al posto di altre, ovvero, in altre parole, chiamare le cose con il nome che hanno. Per chi invece non sapesse di cosa si sta parlando suggeriamo la visita del sito http://www.gnu.org (seguite i link in italiano; oppure partite dalla nostra "introduzione rapida", che vi ci riporta). Ecco quindi il primo errore... di parallasse. Nel seguito i software che vengono distribuiti con il sorgente modificabile vengono chiamati "freeware completo" assieme, qua e là, ad altri esempi di utilizzo del termine "free", non si capisce se nel senso di "libero" o di "gratuito"... Beh, forse il concetto è stato esposto a sufficienza... :þ Il secondo errore, anch'esso causato da uno spostamento ortogonale dell'osservatore... rispetto all'argomento di cui tratta (:), riguarda invece i contenuti e, per aspetti ed effetti, ci pare anche più grave del primo: la recensione di Edulinux. Tra tutti gli esempi di software libero/open source esistenti, sistemi operativi o software applicativi, l'Osservatorio Tecnologico considera nel 2001 di recensire un software sperimentale, la cui ultima modifica risale al novembre 1999, che è un adattamento del sistema operativo GNU/Linux nella distribuzione Red Hat 5.2 dichiaratamente pensato per recuperare vecchie macchine Intel 386 o 486... Sia chiaro: salutammo con interesse e una certa sorpresa l'iniziativa di EduLinux, che ci sembrò lodevole, e inserimmo un link tra le risorse in questo stesso sito. Soprattutto ci sembrò lodevole lo sforzo delle persone coinvolte negli sviluppi - non banali - che furono necessari a tale adattamento. Ma senza nulla togliere a questi ultimi, il cui lavoro non è in discussione, fa specie che l'Osservatorio Tecnologico consideri di recensire un software datato (chi si occupa di software libero sa quanto sia rapida l'evoluzione), comunque pensato per recuperare macchine Intel 386 o 486, con un'installazione a dischetti e certo non immediata e altri limiti intrinseci e ovvi dovuti all'hardware per cui è stato pensato, all'esiguità della memoria e dell'interfaccia grafica disponibile, e via di questo passo, salvo poi lamentare il fatto (tra i "Pro e Contro", ma questo è solo un esempio) che, comunque: "... Contro: (versione 486) le prestazioni del p.c. sono migliori che utilizzando Windows 3.X, ma comunque mai quanto ci si aspetta, soprattutto se si lavora normalmente con macchine della serie Pentium II e oltre ..." Ma allora qualcosa ci sfugge, a noi oppure agli ideatori di quella recensione: se abbiamo a disposizione macchine veloci allora cosa c'entra eduLinux? Se si vuole realmente provare, e proporre, l'adozione del sistema operativo GNU/Linux alle scuole, su macchine "normali", allora si provi GNU/Linux, perbacco, in una distribuzione più comune! Siamo infatti in un epoca in cui la maggior parte delle distribuzioni di GNU/Linux si installa agevolmente da CDROM, sempre più spesso tramite un'interfaccia grafica in italiano, intuitiva e ben più amichevole, e anche in un epoca in cui le scuole hanno spesso svariati milioni a disposizione per l'acquisto di hardware ben più moderno... Non ci dilunghiamo oltre con i particolari tecnici e le altre osservazioni, perlomeno curiose, contenute nel testo che potete leggere sul sito. Rileviamo però che una tale recensione, piuttosto che invitare all'adozione di software libero rischia invece di scoraggiare quanti, informati dell'esistenza di Linux e compagnia, volessero cimentarvisi. Anche perché lascia intendere, tra l'altro, che GNU/Linux in generale possa avere tutti quei difetti o quei limiti, quei problemi da loro riscontrati in installazione, che sembrano invece dovuti alle condizioni peculiari in cui e per cui quella distribuzione particolare è stata adattata. Oppure l'utente ignaro potrebbe addirittura credere che GNU/Linux possa essere installato solo su macchine 386 o 486 con poca ram o senza interfaccia grafica... o che abbia senso solo negli istituti tecnici, per scopi specialistici o che non sia adatto per la multimedialità! O forse l'Osservatorio Tecnologico mira paradossalmente a dimostrare che il software libero/open source non è adatto all'adozione nelle scuole italiane? Per la verità gli stessi autori parlano, tra gli obiettivi dell'Osservatorio Tecnologico, di "fornire un servizio di raccolta e diffusione in rete del software gratuito", quindi non necessariamente di software libero o open source e in più punti ricordano pure che "La scelta finale spetta (e spetterà) sempre a voi insegnanti, nella vostra scuola autonoma": quest'ultima considerazione non è più che superflua, dopo l'autonomia scolastica? A nostro avviso un tale promemoria sarebbe più appropriato in calce alle pagine del sito del Ministero dell'Istruzione in cui sono elencate le convenzioni con le più note case mondiali produttrici di software proprietario, che alle scuole viene ancora venduto, con licenze niente affatto "di favore", quando invece dovrebbero essere le scuole a ricevere un compenso per l'opera di ADDESTRAMENTO di giovani menti che esse effettuano su quegli stessi software! Per fortuna, a scanso di equivoci, esistono già diversi esempi in cui Linux e altri software liberi sono ampiamente utilizzati, e in misura crescente, nelle scuole italiane, anche grazie alla legge sull'Autonomia scolastica, sia come software adottati nei server sia per la didattica in senso stretto (si veda la pagina dei progetti per alcuni esempi significativi). Questo scrivevamo ancora qualche tempo fa, ma pubblichiamo solo ora. Ora notiamo una seconda recensione, il cui ultimo aggiornamento data al 5 maggio u. s., di StarOffice 5.2, che tra l'altro non è software libero, come gli stessi autori riconoscono, bensì semplicemente software gratuito... Uhm, beh, perché non occuparsi direttamente di OpenOffice allora, pure citato a fondo pagina? Ma ora notiamo soprattutto, a data anch'essa di due giorni fa, la pagina http://www.osservatoriotecnologico.net/software/freesw.htm, dove si riporta un certo ordine nella terminologia, rispetto a imprecisioni ed errori che sopra abbiamo ripreso: bene. Ci auguriamo ora che quegli autori vogliano rivedere i testi citati. Forse un maggiore contatto con la Comunità italiana del Software Libero -- intendiamo gli sviluppatori ma anche tante persone che il software libero lo utilizzano e lo propongono da tempo -- avrebbe potuto, e potrebbe senz'altro giovare a questo gruppo. Se veramente si decide di fare una cosa, perché non cercare di farla bene da subito? Specie se si è così tanti, specie se si può contare su tante e tali professionalità, note o non note, specie se si hanno gli strumenti (e i finanziamenti) di un Ministero alle spalle...

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