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 Elezioni, maxi inchiesta sulle firme

 .:Inviato Lunedì, 11 febbraio 2002 @ 17:16:09 da titiro
Rassegna Stampa Regionali 2000:dopo le denunce di falsi la Procura indaga. Storace: difficile ricostruire la verità, meglio tornare alle urne. Nel Lazio carabinieri e Digos convocheranno 50 mila presentatori di liste Tutti in fila per dimostrare che quella firma è la propria. Cinquantamila cittadini del Lazio, che hanno sottoscritto i moduli per la presentazione delle liste elettorali per le regionali dell’aprile del 2000 nel Lazio, saranno prima o poi chiamati per la verifica: coloro che hanno appoggiato le liste del centro sinistra (24mila elettori) saranno ascoltate dai militari dell’Arma, chi ha invece sottoscritto per il centro destra (26mila cittadini) dagli agenti della Polizia. L’inchiesta è coordinata dai sostituti procuratori romani Maria Gloria Attanasio e Vincenzo Roselli, e prende spunto da un esposto presentato nel marzo di anni fa da Marco Pannella, Emma Bonino e Marco Cappato che ipotizzavano i reati di falso materiale, falso ideologico e abuso d’ufficio. All’epoca gli esponenti del Partito Radicale presentarono 83 denunce in tutta Italia per segnalare aggiustamenti nella presentazione delle liste. Inchieste sono aperte anche in Calabria, Basilicata e Campania (a Benevento sono stati 61 gli indagati), mentre in altre regioni l’inchiesta è stata archiviata. Le persone convocate dalla Polizia e dai carabinieri saranno chiamate a confermare o a smentire d’aver firmato per una lista (per la presentazione di ognuna servono da tre a cinquemila firme) poi autenticata da un notaio, un cancelliere o un consigliere regionale, provinciale o comunale. La maxi inchiesta sulle presunte irregolarità ha messo in moto anche la politica. Francesco Storace, che vinse il 16 aprile del 2000 la competizione elettorale conquistando la Regione Lazio a danno di Piero Badaloni, non è convinto di quanto sta accadendo. «Immagino il percorso di un’indagine così complessa e laboriosa. La gran parte di queste 50mila persone non è mai entrata in un commissariato - afferma l’esponente di Alleanza nazionale -. Sullo sfondo di tutto, la mia vera denuncia è che bisogna abbattere il totem dell’obbligatorietà dell’azione penale. Mi chiedo se è seria un’indagine di questo tipo, se il fine dell’inchiesta è dimostrare se ci sono stati trucchi nelle liste elettorali, bisogna anche capire i tempi di attuazione di un procedimento di questa mole. Capisco che è una provocazione, ma sarebbe meglio tornare alle urne. Ricordo anche che esiste l’istituto dell’archiviazione per manifesta infondatezza. Rispetto l’azione della magistratura, ma certe iniziative non fanno bene alla credibilità dell’ordine giudiziario. Centinaia di agenti e carabinieri saranno impegnati su questo fronte e su i reati, quelli veri, chi indagherà?». Sulla stessa lunghezza d’onda di Storace c’è Giuseppe Consolo, avvocato e senatore di An: «Mi sembra uno dei casi in cui l’intervento del magistrato penale può essere definito fuori luogo. Pur comprendendo lo spirito positivo che spinge i magistrati a questi indagini “impossibili" mi chiedo se non vi siano ipotesi di illeciti più concreti e più sentite dai cittadini. Indagini di questo tipo sono palesemente destinate a naufragare. Non sarebbe forse meglio dedicare l’energie investigative verso reati maggiormente sentiti come tali? Tutto ciò in considerazione del rilevante numero degli iscritti ai partiti interessati, numero che è garanzia per il reperimento delle firme necessarie alle liste elettorali». «Ma cosa c’è di più serio in una democrazia se non un’indagine su una competizione elettorale - replica Guido Carli, giurista, senatore dei Ds -. Se due magistrati notoriamente capaci e molto seri, decidono di procedere, evidentemente hanno elementi che meritano di essere approfonditi. Non credo che saranno verificate tutte le firme, magari si procederà a campione. Mi sembra irrilevante sostenere che in questo modo vengono distolti dai loro compiti agenti di polizia e carabinieri. Certo, le priorità sono diverse ma una questione elettorale è fondamentale per tutti noi. Mi auguro solo tempi rapidissimi in nome della democrazia». (da Il Messaggero del 10/02/02)

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