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 Sicurezza sul lavoro nelle cave, ancora non c'è l'accordo

 .:Inviato Martedì, 05 febbraio 2002 @ 22:04:22 da titiro
Rassegna Stampa E' ancora molta la distanza tra Regione e sindacati sui controlli da parte degli ispettori nelle aree estrattive. La Cgil: "Potenziare subito gli organici altrimenti sarà una strage". Il 12 incontro con il prefetto. Si fa ancora aspettare la risposta all'emergenza sicurezza sul lavoro nelle cave. Tra Regione e sindacati ancora non c'è l'accordo, e il nodo è sul numero degli ispettori di polizia mineraria. Al momento sono passati da quattro a sette e si dovrebbe arrivare - assicura l' assessore alle attività produttive Francesco Saponaro - entro pochi mesi a 20 unità, al termine di un corso di formazione. Per la Cgil il piano non va. "Prima cosa - spiega Domenico Petrocchi, rappresentante delle Fillea - la Regione ripete che si aumenterà ma con compatibilità di bilancio, e il rischio è quello di vedere un film già visto. Il tavolo aperto grazie al lavoro del prefetto non può avere nessuno stop. La battaglia all'insicurezza sul lavoro e alle morti bianche deve essere continua. I programmi vanno bene, ma adesso bisogna tappare le falle". Per l'area di Tivoli e Guidonia - che rappresenta un volume estrattivo di oltre il 60 per cento su tutti gli scavi del Lazio - il peso di un intervento è reale. L'incidente che ha ucciso Eugenio Longo, ruspista di 27 anni, pochi giorni fa, è il tragico esempio di quel che può succedere quando manca il controllo. Saponaro, che conosce la situazione generale, domani annuncia l'incontro con Del Mese e rilancia il fatto che lui ha tutto il desiderio di "promuovere una mappatura del territorio regionale per individuare siti di scavo abusivi e cave abbandonate". "Con l'emergenza che c'è - continua Petrocchi - però non si può aspettare due o tre mesi. Il compito di un ispettore non è solo quello di fare la multa o disporre la chiusura di un'area, ma anche quello di dare consigli, mettere in condizione di non essere continuamente a rischio pur essendo nelle regole. E per fare questo si potrebbe sfruttare il personale che al momento già è nell'organico della Regione. Se invece si vuole ritardare l'avvio del pool di investigazione - insinua ancora Petrocchi - perché non si hanno soldi è un altro discorso". Saponaro da parte sua respinge le critiche e dice: "Da quando ho assunto l'incarico di assessore sto cercando di restituire dignità imprenditoriale a una categoria, quella del settore estrattivo, per troppi anni considerata la figlia illeggittima delle attività produttive. Con circa 400 insediamenti estrattivi per oltre 350 aziende, con oltre duemila addetti e un indotto di altre diecimila unità, con 16 milioni di metri cubi di materiale estratto ogni anno e un giro di affari, escluso l'indotto, di poco più di 700 miliardi, il settore estrattivo laziale costituisce invece una realtà da tutelare e sviluppare''. (da Il Nuovo.it del 05/02/02)

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