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 Crollo nella cava, un morto e tre feriti

 .:Inviato Lunedì, 28 gennaio 2002 @ 15:47:53 da titiro
Rassegna Stampa E' il terzo incidente mortale sul lavoro in tre giorni. Una mattanza. Scenario: la cava di Travertino di Guidonia. Uno smottamento e quattro operai rimangono sepolti dalle macerie. Uno non ce l'ha fatta.Una parete terrosa che crolla e precipita nella falda acquifera sollevando un'onda di melma e fangiglia. Quell’onda si è trasformata in una trappola mortale per Eugenio Longhi, 27 anni, un operaio che stava manovrando un'escavatrice in una cava di travertino di Villalba di Giudonia. Lo ha travolto e soffocato, mentre altri tre colleghi sono rimasti feriti. La terza morte bianca in tre giorni nel Lazio. Sabato un operaio clandestino è deceduto in un cantiere alla Rustica. Soltanto ieri, un'altra vittima nella cartiera di Frosinone. Ma è anche il terzo caso in poco più di un anno nelle cave che si estendono per circa dieci chilometri, costeggiando la via Tiburtina, fino a Tivoli. "Purtoppo non possiamo che ribadire che manca un controllo sullo stato di sicurezza in cui si svolgono questi lavori" dice Domenico Petrocchi, segretario della Fillea Cgil di Roma Est. Lui è sul posto mentre ancora i sommozzatori stanno ceracando di recuperare, con fatica, il cadevere della vittima. Lo smottamento della parete – spiega – è stato causato dal fatto che si stava scavando in verticale, mentre per legge questi lavori andrebbero fatti a gradoni, in perpendicolare, proprio per una questione di sicurezza. Ci sarebbe bisogno di maggiori controlli da parte della polizia mineraria. Ma nel Lazio ci sono soltanto tre ispettori e non possono certo vigilare su tutti i cantieri aperti nella Regione”. Secondo Petrocchi, per fronteggiare questo problema, serve un'azione più incisiva. "A volte anche repressiva nei confronti delle imprese. Ci auguriamo che la giunta del Lazio – conclude - si renda conto che questa è una vera emergenza e intervenga. Altrimenti ci troveremo ogni due- tre mesi a piangere una nuova vittima". (Acquaviti B. 28/01/02)

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