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 La minaccia delle antenne su Monte Gennaro

 .:Inviato Giovedì, 05 marzo 2009 @ 14:41:17 da news
Ambiente


Ecco un appello promosso da Italia Nostra ONLUS Sezione “Aniene e Monti Lucretili” (Via dei Sosii 18, 00019 Tivoli (RM) Lazio c/0 Renato Giuseppe Napoli, Via Alberico II,17 00193 Roma tel. 066.865.726 lazio@mountainwilderness.it) e dal WWF in difesa di Monte Gennaro e del Parco dei Monti Lucretili.
Un colpo mortale al Parco dei Monti Lucretili
La vetta del Monte Gennaro domina la linea dei monti che si vedono da Roma. Per la bellezza dei sentieri e dei panorami è la meta più amata dagli escursionisti laziali. Si trova nel Parco Regionale dei M. Lucretili, in zona in cui è consentito solo restauro ambientale, inclusa anche nella rete di tutela “Natura 2000” della UE. Si tratta, quindi, di una delle aree a massima tutela del Lazio. Eppure, in prossimità della vetta, a quota 1210 m, è prevista la realizzazione di un’antenna di Radio Subasio alta circa 95 m a cui si andrebbero ad aggiungere due antenne delle stesse dimensioni per l’emittenza televisiva, servite da capannoni industriali e strada d’accesso. Tutto questo sarebbe un gravissimo danno al valore ambientale e turistico del M. Gennaro, che è il luogo-simbolo del Parco dei Lucretili.
Le autorizzazioni avute da Radio Subasio non sono certo un esempio di correttezza amministrativa. Manca un esplicito nullaosta delle autorità preposte (Ente Parco, Regione, Soprintendenze) che motivi la compatibilità dell’opera con la normativa vigente. Tutto sembra appoggiarsi su un equivoco: un parere dubitativo del rappresentante del Parco in una conferenza dei servizi del 2004 dato ad un progetto dichiarato di “risanamento ambientale”, cioè la rimozione e collocazione su una sola
antenna di vari piccoli tralicci in un’area degradata a quota più bassa. Tale parere, grazie a una serie di “interpretazioni” e “sconti” giuridici diventa un nullaosta per opere di enorme impatto, senza reali prescrizioni di risanamento. Le “anomalie” della conferenza dei servizi del 2004 sono state recentemente riconosciute anche dall’Assessorato regionale all’Urbanistica e da quello all’Ambiente, su sollecitazione dell’amministrazione di Palombara Sabina.
Tutto quanto sopra detto è diventato di pubblico dominio solo nel marzo 2007 con la pubblicazione del PTC regionale (piano
territoriale di coordinamento sull'emittenza). Quindi, nel giugno dello stesso anno si è venuti a conoscenza che Radio Subasio era in procinto di aprire un cantiere. Una forte azione di protesta si è subito alzata animata da Associazioni Nazionali e Locali con manifestazioni con migliaia di aderenti e la raccolta di circa 3000 firme tra le popolazioni locali fortemente preoccupate.
L'Ente Parco alcune Amministrazioni comunali e alcune forze politiche hanno dato man forte a queste proteste. Ma la maggior forza la si è dovuta imprimere con alcune azioni legali, anche se con scarsi risultati dovuti all’impossibilità di impugnare la conferenza di Servizi del 2004 davanti al TAR Lazio.
Il movimento di protesta ha fatto sentire la necessità all'Amministrazione regionale del Lazio di richiedere un ulteriore nullaosta. Il gioco degli equivoci sembra ripetersi quando arriva il parere della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Lazio e della Direzione Regionale: mentre la prima insiste sulla necessità del “risanamento”, e propone di scegliere un sito meno visibile più in basso, la seconda dichiara che il sito prescelto soddisfa le esigenze di tutela e contribuisce a “migliorare la situazione nell’area” (!). Una svista? Se non lo fosse si potrebbe dire che Azzeccagarbugli stesso non avrebbe saputo far di meglio.
Attualmente il cantiere è bloccato dal ricorso di alcuni cittadini: l’area è, infatti, sottoposta ad usi civici e il Commissario di Governo che ha fissato l’udienza per gennaio rimandata poi di un mese per la sopravvenuta comunicazione che la Regione
Lazio aveva autorizzato il cambio di destinazione d’uso dell’area. Nel parco gli usi civici non sono alienabili ma la norma è stata aggirata con il parere positivo al diverso uso del suolo su cui gravano i diritti collettivi. Sulla base degli atti in mano a Radio Subasio e non sconfessati dagli organi competenti l’apertura del cantiere potrebbe essere imminente!
Un ulteriore ricorso al TAR per il cambio di destinazione d’uso degli Usi Civici è in procinto di partire ma l’intervento potrebbe non essere tempestivo. La vicenda del Monte Gennaro ha comunque raggiunto l’opinione pubblica nazionale per il suo inserimento nell’elenco dei “Luoghi del Cuore 2008” promosso dal FAI – Fondo Ambiente Italiano.
A fronte di tutto quanto vi abbiamo raccontato, e non è completamente tutto, chiediamo cortesemente a tutti coloro che hanno
a cuore il Paesaggio e la Natura del Lazio di appoggiare l'azione che abbiamo finora sostenuto, e che dovremo ancora
sostenere, per la salvezza ambientale di Monte Gennaro. L'organizzazione delle manifestazioni, l'acquisizione di atti, le azioni
legali comportano grande dispendio di danaro. Fino ad oggi le abbiamo sostenute con quanto le nostre forze potevano.
Ora chiediamo, a tutti coloro che leggono queste righe, un incoraggiamento nella forma di un libero contributo per far
fronte alle spese, non lievi, per le quali i nostri miseri bilanci associativi non riescono a far fronte completamente.
Vi ringraziamo anticipatamente per quanto ci potrete sostenere economicamente.
Per informazioni potrete contattare tramite e-mail: luciano.meloni@libero.it oppure lazio@mountainwilderness.it
Italia Nostra, Mountain Wilderness. Febbraio 2009
2
BREVE DOSSIER SULLA BRUTTA VICENDA DELLE ANTENNE DI MONTE GENNARO
Il sito su cui dovrebbero sorgere le antenne, a quota 1210 circa, in comune di S. Polo, nei pressi della vetta (M.
Gennaro, m 1271), si trova in zona B secondo il piano d’assetto del Parco Regionale dei M. Lucretili, per cui vi
sono consentiti solo interventi di restauro ambientale. E’ incluso nella Zona di Protezione Speciale “M. Lucretili”
ai sensi della direttiva 79/409/CEE (protezione dell’avifauna) ed a breve distanza dal Sito di Importanza
Comunitaria “M. Gennaro” (protezione della flora). E’ visibile da Roma e da tutta la Campagna Romana. Il luogo è
legato alla memoria di Federico Cesi, fondatore dell’Accademia dei Lincei, la prima delle grandi accademie
scientifiche europee. Il resoconto di una famosa escursione botanica dei Lincei sulla cima del Gennaro nel 1611
segna, infatti, l’apparire dei moderni criteri di classificazione delle piante.
La vicenda delle antenne inizia con la
conferenza dei servizi (cds) del marzo
2004, indetta dal Dipartimento Ambiente
della Regione, su proposta di Radio
Subasio. Di essa non esiste né verbale né
atto ufficiale di chiusura, ma solo uno
scarno “resoconto”. Nella premessa si
legge che si tratta di autorizzare un sito
radio destinato ad ospitare su un unico
traliccio “gli impianti radio che già sono
installati su altra posizione del Monte
Gennaro…”. Sono numerose piccole
antenne di varie emittenti, tra cui R.
Subasio, nei pressi della stazione diruta
della funivia, in comune di Palombara. Nel
resoconto si legge che il rappresentante del
Parco, in vista dello “stato di estremo
degrado” dell’area, e della necessità del
“risanamento ambientale” dichiara che “…
porrà un quesito alla Regione per accertare la fattibilità della proposta alla luce dei vantaggi ch’essa
determinerebbe nell’area del parco”. Agli atti nulla risulta né del quesito né della risposta.
Il 28/9/2005 la Giunta Regionale convoca una conferenza istituzionale (ci) per una variante del PTC (Piano
Territoriale delle Comunicazioni. La questione è legata alla rimozione delle antenne da M. Mario e M. Cavo che
suscitano forti proteste. Nella premessa alla delibera si legge che il sito di M. Gennaro interessato dal progetto di
R. Subasio è stato incluso tra quelli proposti con la motivazione che nella cds del 2004 c’è un sostanziale nullaosta
dell’Ente Parco. Ad ogni buon conto, l’aggettivo “sostanziale” viene omesso nel testo inviato al Consiglio
Regionale. Alla ci per il PTC del 21/12/2005 non sono rappresentati né il Parco né le Soprintendenze. La variante
del PTC, adottata dalla Giunta il 13/3/2007, prevede nel sito, oltre all’antenna di R. Subasio, due altre antenne per
l’emittenza televisiva, con locali seminterrati di servizio e strada d’accesso.
Solo con la pubblicazione del PTC la vicenda diventa di pubblico dominio. Si aprono i termini per le osservazioni,
che arrivano dalle associazioni ambientaliste, dai tre comuni che si dividono il M. Gennaro, da Rai Way, ed anche
da ditte private e parti politiche. L’8/11/2007 il Comitato Tecnico Regionale (CTR) del Dipartimento Territorio le
respinge tutte, senza praticamente entrare nel merito. Perfino l’obiezione di Rai Way, ente tecnico della Rai, che
dichiara il sito inadatto alla ricezione dell’utenza, è respinta come non rilevante dal punto di vista urbanistico (!). Il
documento del CTR meriterebbe un’analisi a parte, perché illustra meglio di tanti discorsi lo stato della nostra
amministrazione e in particolare il nuovo uso delle consulenze “tecniche”. In proposito va detto che gli impianti
previsti saranno presto obsoleti con il passaggio al digitale terrestre previsto per il 2009 nel Lazio, che comporta
antenne di nuovo tipo, meno impattanti, e diversi criteri nella scelta dei siti. E’ ovvio però che interessi legati a
vicende come quella del Gennaro tenderanno a ritardare la transizione, per garantire il necessario profitto sugli
impianti obsoleti.
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Intanto si forma e cresce la protesta e si organizza l’opposizione. La ditta promotrice, R. Subasio, reagisce con
alcuni fortunati ricorsi al TAR. Il 5/7/2007 il TAR accoglie la domanda di sospensiva della ditta nei confronti di un
provvedimento del comune di S.Polo, che faceva seguito alle osservazioni presentate al PTC. Il TAR afferma che il
comune, dopo la cds del 2004, non ha “alcun ulteriore potere decisorio sui profili edilizi”. Nell’Ottobre 2007 la
ditta chiede il passaggio dei mezzi di cantiere alla società che gestisce la strada d’accesso al sito, la quale si rivolge
all’Ente Parco per sapere se ci sia il necessario nullaosta. L’Ente Parco, con comunicazione inviata anche ai vigili
urbani, dichiara di “non aver rilasciato alcuna autorizzazione”. La comunicazione è impugnata da R. Subasio al
TAR, che la sospende, perché in contraddizione con il fatto che “l’Ente Parco non ha espresso il proprio dissenso
in sede di Conferenza dei Servizi”. Il 9/10/2008 l’Ente Parco comunica alla ditta che il sito si trova in area ZPS, e
ogni intervento prevede una preventiva una valutazione d’incidenza (VI). La ditta impugna la nota, e il TAR la
sospende appellandosi al codice delle comunicazioni (che semplifica le procedure per gli impianti di emittenza, per
“pubblica utilità”), sulla base del fatto che l’Ente Parco non ha richiesto la VI nella cds del 2004. Come si vede
tutto si gioca sull’equivoco del “nullaosta” del 2004, relativo ad un “risanamento”, di cui non v’è traccia nel
progetto definitivo. Inoltre c’è da rilevare che nel 2004 c’era solo un progetto preliminare.
L’inizio dell’estate 2008 è piuttosto drammatico. R. Subasio si procura, ad ogni buon conto, una VI da una ditta
privata, che in realtà è più che altro una nota su come attutire l’impatto dell’opera. Le relative prescrizioni, in parte
ipotetiche, sono oltretutto irrilevanti in vista delle ulteriori opere previste dal PTC. Gli uffici regionali approvano
immediatamente la VI, e arriva il parere, di fatto negativo, della Soprintendenza competente per il paesaggio, ma
accompagnato da una lettera della Direzione Regionale che lo presenta come un “nullaosta”. Subito dopo (Giugno
2008), la ditta, usando anche un tratto di strada costruito abusivamente non si sa da chi, recinta l’area di cantiere.
Prima dell’inizio dei lavori vengono però alla luce nel sito i resti della chiesetta di S. Gennaro, che dà il nome alla
montagna (XII sec.). La Soprintendenza richiede scavi preventivi. Italia Nostra ricorre al TAR contro la VI, mentre
il Parco ricorre al Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR che gli dà torto, con il WWF che interviene “ad
adiuvandum”. La ditta ottempera all’obbligo di scavi archeologici a tempo di record, mentre, inutile dirlo, i ricorsi
del Parco e delle associazioni non ottengono risultati: i giudici, senza troppe argomentazioni, si rifanno alle
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precedenti sentenze del TAR… L’azione legale delle associazioni è comunque preziosa perché permette di
acquisire gli atti della vicenda. In extremis, si scopre un nuovo punto d’illegittimità: il sito è sottoposto ad usi
civici e il cambiamento di destinazione d’uso richiederebbe autorizzazioni ulteriori, tale normativa è ignorata in
tutto il procedimento. Il Commissario agli usi civici blocca ogni intervento e fissa l’udienza per metà Gennaio. Un
ruolo importante nel blocco del cantiere che la ditta sembrava comunque intenzionata ad aprire ad Agosto, hanno
avuto le diffide inviate alla ditta e agli organi di controllo da Mountain Wilderness.
Negli ultimi sviluppi della vicenda gioca un
ruolo decisivo la risposta delle istituzioni
all’azione di protesta, che ha visto la
mobilitazione di associazioni locali e nazionali,
e la fondazione di comitati locali, con una
grande eco sulla stampa locale. Tra le varie
iniziative vi è una lettera al ministro per i beni
culturali inviato dagli organi nazionali di Italia
Nostra, Mountain Wilderness, Comitato
Nazionale per il Paesaggio, ALTURA,
Comitato Promotore del Parco dei Lucretili, e
Verdi Ambiente e Società. Uno dei momenti
salienti della mobilitazione si ha il 30 Marzo,
con il coordinamento dalla presidenza del
Parco, in occasione della cerimonia per la
restaurazione della storica croce in vetta al
Gennaro: almeno un migliaio di persone, giunte
a piedi con un percorso di due ore e più ha manifestato per la difesa della montagna. Una raccolta firme
organizzata localmente dal comitato “M. Gennaro senza antenne” raccoglie più di 3000 adesioni.
Scongiurata la minaccia di Giugno, si muovono amministrazioni e forze politiche locali, in particolare
l’amministrazione comunale di Palombara Sabina. La seduta del Consiglio Regionale per l’approvazione del PTC,
prevista per Luglio 2008, è rinviata al 17 Settembre. Il nuovo assessore all’Urbanistica Montino e vicepresidente
della giunta regionale, propone di “bloccare le procedure in corso per il mega traliccio di Radio Subasio”, ritenute
viziate, e di “ modificare la delibera consiliare sulla delocalizzazione delle antenne”. Nella seduta del 17/9,
prolungata al giorno successivo, si arriva ad una specie di compromesso sul PTC, riducendo le antenne previste ad
una, ma, soprattutto, si parla di revisionare il processo autorizzativo. Il 24/11/2008 si ha un risultato importante: un
parere l’ufficio legale del Dipartimento Territorio della Regione conferma i vizi di legittimità della cds del 2004.
Per una conclusione positiva della vicenda mancano però ancora alcuni passi conclusivi: l’annullamento
dell’inclusione del sito nel PTC, basata su procedimenti riconosciuti viziati, e l’annullamento del processo
autorizzativo di R. Subasio, anch’esso viziato, e comunque incompatibile con il piano d’assetto, che è legge
regionale e non ammette alienazioni di usi civici. Sembrano passi ovvi, ma non è detto che non si ripetano
“equivoci” ed “interpretazioni”. Certo è che se l’interesse rappresentato dalle trasmissioni di Radio Subasio
dovesse prevalere con questi metodi contro l’interesse della conservazione del patrimonio ambientale, storico e
paesaggistico in un luogo tra i più significativi della nostra regione, vuol dire che tutta la normativa di tutela, e gli
stessi parchi non valgono più nulla.
Per ulteriori approfondimenti su Internet:
WWF Tivoli (Blog) http://wwftivoli.myblog.it/parchi/
Comitato Monte Gennaro senza antenne http://montegennarosenzaantenne.blog.kataweb.it/
Gruppo di minoranza di S.Polo dei Cavalieri http://www.articolo19.it/
Rifondazione Comunista Palombara Sabina http://www.rifondazionepalombara.org/modules/news/

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