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 Lettera di un professore ad uno studente

 .:Inviato Venerdì, 02 settembre 2005 @ 21:58:38 da Giancarlo
Opinioni Giancarlo scrive "[...] un problema che mi porto dietro da almeno vent’anni, da quando, cioè, ho ricominciato a riflettere sulla polemica anticonsumista di Pasolini (da cui sono stato enormemente influenzato negli anni del Liceo): che cosa c’è di malvagio in ciò che fanno i fan di Amici e, più in generale, i “giovani infelici”? (“Giovani infelici” è il termine che Pasolini usò in alcuni articoli delle Lettere luterane per riferirsi alla gioventù consumista dei suoi tempi)A questo proposito ti sottopongo alcune tesi provvisorie e frammentarie.



1) Di per sé quei giovani non fanno niente di male. Si limitano ad assecondare alcune spinte naturali dell’essere umano: divertirsi con attività futili (cioè giocare); crearsi modelli di comportamento (ideali dell’Io, come li chiamava Freud) incarnandoli in alcune figure “carismatiche”; avere il desiderio di conoscere la vita di questi “eroi” e considerare un grande onore conoscerli personalmente. In altre parole, dietro il comportamento di quei ragazzi ci sono le stesse spinte che portano me o te a trascorrere qualche ora a mare con gli amici, a informarci sulla vita del giudice Falcone o su quella di Dostoevskij, e ad avere il desiderio di stringere la mano a personaggi “cosmico-storici” come Caselli o Gino Strada.

I “giovani infelici” non sono mostri che hanno subito – come purtroppo talvolta suggeriva Pasolini – una orribile “mutazione antropologica”. Sono esseri umani come noi e come Pasolini, San Francesco e Hitler.



2) Il male sta invece nel sistema economico-sociale di cui quei ragazzi sono, inconsapevolmente, complici e, allo stesso tempo, vittime. E il primo male è l’assenza di libertà. Quei ragazzi non sono “malvagi”, ma soltanto poco liberi: poco liberi perché subiscono la manipolazione del sistema, perché dirigono le proprie spinte antropologiche (il loro desiderio di giocare ecc.) nella direzione decisa dai padroni del sistema.

L’attuale sistema è malvagio, dunque, perché chi ha il potere – quello economico, principalmente - manipola in modo scientifico gli impulsi umani delle nuove generazioni, attraverso il sistema dei mass media.

L’attuale sistema sociale è malvagio perché non è orientato alla formazione di esseri umani liberi, ma, al contrario, ha bisogno di esseri umani manipolati e manipolabili dall’alto.



3) L’attuale sistema economico-sociale è malvagio anche per un’altra ragione. (Qui mi ispiro ad alcune idee di Hannah Arendt)

Questo sistema tende a ridurre al massimo gli spazi della vita pubblica. È un sistema che tende a trasformare la dimensione politica della società in pura amministrazione. L’individuo lavora e si diverte, mentre delega ad altri il compito di stabilire le regole della convivenza sociale.

Assecondando queste tendenze, alcune teorie politologiche (le teorie elististiche della democrazia), sostengono che la democrazia dovrebbe essere soltanto un meccanismo tecnico di selezione delle classi dirigenti. Noi non siamo i membri dell’ekklesìa, l’assemblea dei cittadini che devono decidere le sorti del paese, ma i componenti di un’assemblea di azionisti che si riunisce ogni cinque anni per “nominare” il nuovo consiglio di amministrazione.

La politica la fanno gli specialisti, quelli che hanno scelto di dedicarsi a questo mestiere, come si sceglie di diventare insegnanti, medici, imbianchini o qualsiasi altra cosa. Il cittadino non partecipa alla gestione del potere.

“Fare politica”, per il cittadino, si riduce a “informarsi” sui risultati ottenuti dal Consiglio di amministrazione e a “nominare i consiglieri”. Anche queste sono attività facoltative: si informa e partecipa alle elezioni solo chi si appassiona, in qualche misura, a queste attività oppure chi spera concretamente di trarre vantaggi personali da un cambiamento della composizione del consiglio di amministrazione.

Per contro, ritengo che la politica sia una delle dimensioni fondamentali della vita dell’uomo, e che senza partecipazione dei cittadini alla gestione del potere non sia possibile nessun ordinamento realmente democratico. Di conseguenza, l’attuale sistema è ingiusto perché uccide un aspetto fondamentale della natura umana (si pensi al ruolo che per decine di migliaia di anni ha avuto la partecipazione alla gestione della comunità nelle società di cacciatori-raccoglitori del neolitico) e perché ostacola la formazione di un giusto ordine democratico della società.

La politica non dovrebbe essere una attività specialistica, ma l’orizzonte della nostra vita individuale; dedicarsi alla politica dovrebbe essere tanto normale quanto lo è dedicarsi al gioco o alla vita sentimentale. Dovrebbe essere non un’attività da scegliere, ma una dimensione della vita di tutti noi (come lo sono quelle del lavoro o della famiglia). Ma oggi non è così, perché coloro che detengono il potere comprendono istintivamente che la finzione di una vita democratica è molto più funzionale ai loro interessi di una vera democrazia.

Tornando ai nostri “giovani infelici”: non sono malvagi, ma poco liberi e “poveri”. Poveri, perché sono privati di una delle dimensioni più importanti e più belle della vita umana. Non si interessano del mondo, dei diritti umani, dei problemi del Sud del mondo, della povertà della fame, della malattia, e della sporcizia che vi dilagano, della libertà, dell’uguaglianza ecc. E non se ne interessano non tanto perché sono malvagi, ma semplicemente perché vivono in un sistema che “offre” loro alcune scelte che sono tali solo in apparenza. Caro ragazzo, preferisci trascorrere il tempo libero dedicandoti alla televisione, ai videogiochi, allo sport - tutte attività rese accattivanti da sofisticatissime tecniche di marketing - o preferisci “fare politica” - attività resa sgradevole 1) dal modo in cui viene presentata dai mass media; 2) dal fatto di essere posta in alternativa alle attività ludiche, come se fosse una delle tante cose da fare per “ammazzare il tempo” e divertirsi?



Che cosa possiamo fare per combattere questo stato di cose? Non ho una risposta soddisfacente a questa domanda.

Una cosa è certa: chi di noi sa quanto sia importante la politica per la realizzazione di un mondo più giusto, dovrebbe sforzarsi di presentarla non come una cosa barbosa, in lotta con il gioco e il divertimento, ma come un’appassionante attività sociale, dalla quale è possibile ricavare arricchimento umano e piacere.

Ma il problema che non riesco a risolvere è: in che modo possiamo riuscire a presentare la politica come una dimensione fondamentale dell’esistenza umana, quando l’attuale sistema (con i suoi “potenti mezzi”) fa di tutto per presentarla come un’attività tra le altre (ma molto più pallosa delle altre)?



Scusami se non sono riuscito a esprimermi abbastanza chiaramente, ma non ho il tempo di rivedere il testo di questa missiva.



Un caro saluto

Maurizio

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