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 Ventidue milioni di semianalfabeti.

 .:Inviato Giovedì, 22 gennaio 2004 @ 17:31:28 da titiro
Cultura e Scienza L'Italia agli ultimi posti nel mondo.

Ventidue milioni di analfabeti, semianalfabeti e persone in possesso della sola licenza elementare. Il dato diffuso dall'Unione nazionale per la lotta contro l’analfabetismo e ricavato da un’indagine Istat, è impressionante. Soprattutto se pensiamo a quale scuola, a quale Italia si sta costruendo in questi giorni in Parlamento. La straordinaria innovazione didattica annunciata da Berlusconi e dalla Moratti si basa sullo slogan delle tre “I”: internet, inglese e... italiano? No: impresa. L’italiano, la quarta indispenabile “I”, è dimenticato, accantonato insieme ad altre lettere, come la “S” di Storia. Roba che sa di vecchio.E invece scopriamo che il tuffo spericolato nella modernità che ci viene offerto dalla riforma dell’istruzione, deve fare ancora i conti con un problema antico come l’unità d’Italia. Ventidue milioni di analfabeti o semianalfabeti. E non solo: il 39,2% dei nostri concittadini è fuori della Costituzione che, come si sa, prevede l’obbligo del possesso di almeno otto anni di scolarità. Dati che, se confrontati a livello mondiale, ci pongono agli ultimi posti delle classifiche redatte dall’Ocse. Su trenta paesi considerati che rilevano le conoscenze medie nella popolazione oltre i 25 anni, il nostro Paese figura al sest'ultimo posto: ci seguono soltanto Spagna, Polonia, Portogallo, Turchia e Messico. Quanto a percentuale di popolazione con titolo universitario, l'Italia si colloca al terz'ultimo posto. Dopo di noi la Repubblica Ceca e la Turchia. L'università (con solo 3.699.000 persone che possiedono un dottorato di ricerca, una laurea o una laurea breve) è l'altro problema che ci differenza dai paesi più sviluppati. Considerando la consistenza del capitale umano più sofisticato, i ricercatori, l'Italia si colloca all'ultimo posto della classifica, con un numero di ricercatori per 1000 unità di lavoro pari a 2,78. Al primo posto troviamo il Giappone con 9,72 seguito da Finlandia (9,61) e Svezia (9,10). Immediatamente davanti a noi troviamo Portogallo (3,11), Grecia (3,32), Spagna (3,77). L’insieme di questi dati, presentati nel corso di un convegno organizzato dallo Spi-Cgil, ha un’evidente risvolto pratico: una riduzione di competitività del sistema Italia. L'anno scorso, secondo quanto riportato nell’indagine, il nostro paese dal 18mo al 23mo posto. Nella graduatoria dei paesi che l'Imd (International Institute for Management Development) compila periodicamente sulla competitività economica mondiale.
(da unita.it)

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