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 La posizione della missionaria

 .:Inviato Mercoledì, 22 ottobre 2003 @ 13:34:47 da titiro
Cultura e Scienza E' il titolo di un libro uscito in Italia nel 1997 ma subito boicottato e caduto nel dimenticatoio, revisione della santificatissima vicenda esistenziale di madre Teresa di Calcutta, un autentico e scriteriato atto di coscienza civile compiuto dai goodfellas di minimum fax.Il testo è stato scritto da un autore che ammiro incondizionatamente: è Cristopher Hitchens, il coraggioso accusatore del Re del Mondo, di cui Fazi ha pubblicato Processo a Henry Kissinger. Rigorosissimo, Hitchens è uno che non si permette di scrivere alcunché egli non abbia controllato e ricontrollato. La controstoria con cui Hitchens passa al setaccio vita morte e (falsi) miracoli della suorina albanese è un esempio di cosa davvero sia il giornalismo d'inchiesta: assalto culturale in via d'estinzione. Qui riportiamo il più interessante degli articoli che, ai tempi, uscirono sulla stampa italiana, solitamente riottosa a dire ostia all'ostia e vino al vino.Chi era davvero Madre Teresa? Negava medicine ai malati, ma per sé sceglieva cliniche lussuose. Rifiutava doni, ma non l'amicizia di dittatori. A pochi mesi dalla beatificazione, è di nuovo polemica: chi era davvero Madre Teresa? di Maria Grazia Meda D - La repubblica delle donne - 10 dicembre 2002 È possibile, con un gesto iconoclasta, smontare il mito di Madre Teresa? Per quanto paradossale possa sembrare, è più facile farlo che dirlo. L'ha scoperto un celebre - e serio - saggista inglese, Christopher Hitchens, autore di La posizione della Missionaria: Teoria e pratica di Madre Teresa, edito in Italia da Minimum fax. Il libro, uscito nel 1995, provocò ampio dibattito nel mondo anglosassone. Quello latino e cattolico, che ne scoprì la traduzione nel '97, invece non gli dedicò alcuna attenzione. O, in qualche raro caso, lo definì un libercolo pieno di odio e nefandezze, chiudendo la faccenda con la sempre utile formula del Vangelo: "Perdona loro perché non sanno quello che fanno". Il tutto senza mai confrontarsi con i contenuti del saggio. Vale la pena di domandarsi perché informazioni magari spiacevoli, ma documentate e mai confutate, vengano sostanzialmente ignorate in Italia. Ora, comunque, sarà più difficile, visto il bailamme che si creerà attorno alla beatificazione, prevista entro dicembre. Sarebbe un trattamento di favore, e un caso unico nella storia. Infatti, per la prima volta verrebbe ignorato l'obbligo di attendere cinque anni dalla morte dell'interessato prima di avviare qualsiasi pratica. I devoti giubileranno. Altri potrebbero tentare di andare oltre il mito, e porsi qualche domanda. Quello che disturba, che lascia perplessi e che a suo tempo spinse Hitchens a scrivere il libro, sono le azioni terrene di Madre Teresa, il suo aver messo in piedi un sistema altamente discutibile che nessuno ha mai osato, o voluto, esaminare e ancor meno criticare. Hitchens racconta di essersi interessato per la prima volta alla suora dopo essersi reso conto della cieca devozione di cui era oggetto a livello planetario. E cominciò a porsi qualche domanda. Per esempio: come si può adorare una donna che, ricevendo il Nobel per la pace, ha pronunciato un discorso nel quale la frase clou era: "L'unica, vera minaccia alla pace nel mondo è l'aborto"? Che intrattiene relazioni di amicizia, e sostegno politico, con dittatori sanguinari quali gli haitiani Duvalier? Dov'è la credibilità di una persona che proibisce l'uso delle medicine più comuni nei "suoi" ospedali, ma si fa curare nelle migliori cliniche private della California? Con quale diritto decide le sorti dei "suoi" bambini, preferendo lasciarli parcheggiati nei "suoi" miseri orfanotrofi piuttosto che affidarli a genitori pieni d'amore, ma privi degli altissimi standard morali da lei richiesti? Perché, di tutti i milioni di dollari affluiti nelle casse dell'Ordine, neanche un centesimo si trova nel posto più logico, ossia nelle banche di Calcutta? In effetti, a quest'ultima domanda Hitchens aveva già trovato risposta. Per intuire quale sia, basta riflettere sul fatto che il Governo indiano è molto rigido in materia di contabilità delle organizzazioni no profit: per legge, tutte le donazioni e i conti devono essere resi pubblici. Per le altre domande, il saggista andò in India a incontrare Madre Teresa. Non senza aver letto, prima, un rapporto pubblicato nell'autorevolissima rivista scientifica The Lancet: un lungo articolo, nel quale un medico esponeva le condizioni sanitarie dei vari "ospedali" creati dalla suora. Il resoconto era raccapricciante: i malati sono ammucchiati per terra o su brandine sporche, lo stesso ago è riutilizzato finché non si rompe (alla faccia delle più elementari regole di igiene), non c'è personale specializzato, non è prevista alcuna terapia del dolore né alcuna forma di training medico per le sorelle che accudiscono i non morenti, nessuno è in grado di fare una diagnosi e quindi di salvare una persona. Tutte informazioni che Hitchens verificò in prima persona. E soprattutto un fatto lo sconvolse: Madre Teresa non ha mai avuto la più lontana intenzione di curare gli altri, di alleviare fisicamente le loro sofferenze. Anzi, uno dei cardini della sua dottrina è basato proprio sul dolore fisico: Gesù ha sofferto sulla croce, ergo i suoi figli devono fare altrettanto. Indipendentemente dalla loro volontà. Nel suo libro, e nelle decine di interviste rilasciate dopo la pubblicazione, Hitchens riporta le testimonianze dei volontari e delle tante sorelle che hanno abbandonato l'ordine. Storie sempre uguali: non accettavano più di vedere soffrire fisicamente i malati, sapendo che esistevano i mezzi per alleviarne il dolore. Non sopportavano più di non potere comprare antibiotici specifici per curare la tubercolosi di tanti bambini. Né che un paziente facilmente curabile non fosse mandato in un altro ospedale perché "altri avrebbero potuto chiedere la stessa cosa". Erano disgustati dal dover battezzare di nascosto i morenti. O dal veder rifiutata la costruzione di un ascensore, offerta dal Comune, in un rifugio per i poveri nel Bronx, perché allo spostamento dei disabili "avrebbe provveduto il cielo". Non capivano perché, con tutto il denaro raccolto, non si potesse costruire un ospedale efficiente. Né perché Madre Teresa si buttasse, con una foga da crociato, nel referendum contro il divorzio in Irlanda, ma rilasciasse interviste nelle quali benediceva con giubilo la fine del matrimonio della sua amica Lady Diana. Erano esterrefatti dall'esperienza di alcune sorelle romane, le quali, trovandosi con troppi pomodori, avevano deciso di farne conserva. Che fu buttata, in quanto segno di sfiducia nella provvidenza divina. Se questi episodi fossero decontestualizzati, fornirebbero materia eccellente per qualche gag di humour nero. Ma Hitchens non è un umorista e noi, leggendolo, non possiamo ignorare la domanda che sottende tutto il libro: Madre Teresa era davvero una santa? O piuttosto era una dogmatica integralista, che usò i poveri e i morenti per lodare e promuovere una forma di religiosità spietata, intollerante e probabilmente estranea alla maggior parte dei credenti? Quegli stessi credenti - troppo occupati dai problemi materiali, e dal bisogno di avere la coscienza tranquilla - che parteciparono alla costruzione del mito senza porsi troppe domande. Ora che Madre Teresa è in cielo (ma siamo sicuri che, con il suo passato, non debba scontare almeno una piccola pena in purgatorio?) pare che il nuovo vertice delle Missionarie di Carità stia modificando le regole. Nell'attesa di una conferma, ci sono tantissime Ong, laiche e trasparenti, alle quali possiamo dare fondi. E continuare così a riscattare la nostra coscienza di occidentali ricchi, egoisti ma, speriamo, un po' meno ciechi. Vita e carriera di un'icona 1910: Agnes Gonxha Boilaxhiu nasce a Skopje, Macedonia, da genitori albanesi. 1928: entra nell'ordine delle Sorelle irlandesi di Loreto, a Dublino, e parte per l'India, dove farà il noviziato. 1931: prende i voti a Darjeeling diventando Madre Teresa, in onore di Santa Teresa del Bambino Gesù. Va a Calcutta per insegnare geografia alla St. Mary High School. 1937: è nominata direttrice della scuola e responsabile delle Figlie di Sant'Anna, l'ordine indiano collegato alle suore di Loreto. 1948: fa richiesta a Roma per poter vivere fuori dal convento, e lavorare nei quartieri più poveri di Calcutta. Apre un primo centro a Motijheel, due stanze in affitto: in una insegna, nell'altra accoglie malati e morenti. 1950: il Vaticano approva la nascita della Congregazione delle Missionarie della Carità. 1953: creazione di Link of Sick and Suffering Co-Workers (una rete di solidarietà di aiuto per i morenti) e inaugurazione della prima Shishu Bhavan (Casa per i bambini abbandonati e malnutriti). 1969: il documentario della Bbc Qualcosa di bello per Dio, nel quale viene suggerito che Madre Teresa abbia compiuto un miracolo, la lancia sulla scena mondiale. 1979: riceve il Nobel per la pace. 1997: il 5 settembre Madre Teresa muore, il 13 vengono celebrati i funerali di Stato. 1998: l'ex arcivescovo di Calcutta Henry D'Souza avvia le pratiche per beatificarla. 2002: l'arcivescovo di Bombay Ivan Dias annuncia la beatificazione entro Natale. L'ordine delle Missionarie di Carità conta più di quattromila suore e circa 40 mila operatori laici. È presente in 127 Paesi con 670 lazzaretti, ospedali, orfanotrofi. Tra i riconoscimenti ricevuti da Madre Teresa: Premio per la pace Giovanni XXIII; Premio internazionale J.F. Kennedy; Premio Jawaharlal Nehru per la comprensione internazionale; Medaglia Fao; Premio Albert Schweitzer; Premio internazionale Balzan; Bharat Ratna ("perla d'India"), il più alto riconoscimento ufficiale indiano; Medaglia d'oro del Congresso Usa, Legion d'Onore haitiana, cittadinanza indiana e americana, più varie lauree honoris causa. (da miserabili.com)

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