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 Black out, nuove centrali non servono

 .:Inviato Lunedì, 29 settembre 2003 @ 13:18:59 da titiro
Ambiente di Gianni Mattioli - Massimo Scalia*. «Bisogna costruire nuove centrali, trasformare il disegno di legge Marzano sull'energia in decreto da far passare subito. Basta con le incertezze delle amministrazioni e con i ricorsi al Tar per bloccare l'insediamento dei nuovi gruppi di generazione elettrica». Questo, a un di presso, il coro degli esponenti della maggioranza e del governo appena la luce è tornata, appena, molte ore dopo il black out, riprendeva l'erogazione della corrente elettrica, non da per tutto, e i servizi televisivi si interrogavano sul primo episodio del genere che ha colpito la rete elettrica italiana, pochi mesi dopo il black out che ha messo in ginocchio metà del Nord America. Sullo sfondo, tanto per cambiare, il richiamo al nucleare. Ma che cosa è successo? Siamo di fronte all'imponderabile e dobbiamo aspettarci altri eventi del genere? Uno dei primi atti del governo Berlusconi nel campo della produzione di energia elettrica è stato il decreto, noto appunto come decreto "sbloccacentrali", convertito in legge un anno e mezzo fa. È ovvio che - a proposito di futuri black out - la costruzione di nuove centrali richiede del tempo; ma è questo il problema? En passant è bene ricordare che il consiglio regionale del Lazio, regione governata dalla Casa delle Libertà, ha deliberato nel marzo scorso, con voto pressoché unanime, la sospensione di quel decreto sul suo territorio. Il decreto infatti, che in nome di un liberismo pezzente si illudeva di dare il via a nuove centrali a colpi di deregulation e al di fuori di ogni programmazione territoriale, ha generato un'immediata richiesta di autorizzazioni in tutte le regioni italiane di decine di migliaia di megawatt da parte di moltissime imprese. Ma in questo modo, non tenendo in alcun conto i diversi problemi, non solo energetici, delle diverse aree del Paese, andava a impattare con le previsioni di sviluppo delle economie locali e con le scelte delle amministrazioni territoriali; d'altro canto, le stesse imprese della produzione elettrica si sono ben rese conto, di fronte alla mole di investimenti necessari per realizzare gli impianti, della precarietà delle ipotesi di profitto. Annegare gli utenti in un'offerta di nuovi ventimila megawatt - quelli già autorizzati dal governo - potrebbe comportare infatti un crollo del prezzo del kwh, e, quindi, non solo addio profitti ma anche un serio rischio per gli ingenti capitali da investire. Ma veniamo al cuore del problema: sono davvero necessarie per evitare i black out le migliaia di megawatt - le nuove centrali - che in tanti invocano? A questa domanda abbiamo già risposto da queste colonne: i circa 24 mila megawatt di scarto tra la potenza netta installata e il picco della domanda costituiscono una colossale riserva di potenza che ci dovrebbe mettere al riparo addirittura dai "distacchi programmati" che abbiamo sperimentato questa estate, figuriamoci dai black out! E allora, l'Italia al buio per tutta la notte e buona parte del 28 settembre? Pessima gestione, all'insegna del far soldi e basta. Se, infatti, come sostengono - almeno nelle prime interviste - i responsabili, si tratta del venir meno dell'apporto francese, che passa eminentemente attraverso il collegamento svizzero (l'incidente principale sarebbe avvenuto infatti tra Svizzera e Italia e quello concomitante del collegamento diretto con la Francia avrebbe avuto durata e peso di gran lunga meno significativi), vuol dire che non si è reso disponibile, a dire tanto, un 15% della potenza su un arco di ore - tra le 3,30 e le 5,30 del mattino - nel quale la richiesta di potenza è minima, massima quindi la riserva (ben oltre i 24 mila megawatt). Il non aver saputo gestire questa emergenza è quindi responsabilità di una manutenzione e programmazione della riserva che ha seguito meri criteri di profitto non coniugandoli, come è previsto dalla legge in questi casi, alle esigenze che garantiscono non solo il mantenimento di un servizio di pubblica utilità, ma, addirittura la sua qualità. Più gravi ancora, lo ribadiamo, le responsabilità dell'Autorità dell'energia elettrica: spetta a lei, quale regolatrice del mercato, impedire, attraverso tariffe e sanzioni, quei comportamenti che tornano a danno del servizio e degli utenti. Nulla è stato fatto. E la spada di Damocle dei black out? Se le cose vanno avanti così - massimizzare i profitti in un servizio pubblico e colpevole assenza dell'Autorità garante - siamo sempre esposti; anche, appunto, alle tre e mezza del mattino, in corrispondenza ai minimi storici della richiesta di energia elettrica in rete. Che vergogna! Vogliamo però, da ultimo, prendere in considerazione i farfugliamenti di qualche responsabile sulla complessità della "rete". È vero, una rete elettrica nazionale è un sistema complesso da gestire, per il quale vengono usati modelli teoricamente sofisticati ed è necessaria intelligenza ed esperienza; ma è così da sempre, almeno da circa vent'anni, da quando modelli matematici di gestione e simulazioni al computer vennero presentati in pompa magna all'Accademia dei Lincei da Enel e Edf (l'Enel francese). Si sono perse quelle capacità e quelle competenze? Sarebbe gravissimo, un ulteriore segno di quel declino di questo Paese che il governo Berlusconi sta cavalcando alla grande. Vogliamo sperare che non sia ancora così; e ricordare che al coro di questi faccendieri della maggioranza affannati a difendere presunti interessi dell'impresa - ai quali danno peraltro sbocchi errati -, solo la voce del Presidente della Repubblica ha ricordato che, se di nuovi impianti da costruire si tratta, si dia spazio alle energie rinnovabili. Il che ci consente di ribadire, imperterriti, ai “nostri” partiti del centro sinistra: «Se non ora, quando?» * Movimento Ecologista (da unita.it)

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