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 Tecnofilosofia (parte 1)

 .:Inviato Martedì, 16 settembre 2003 @ 17:08:24 da titiro
Cultura e Scienza Manuel Castells ha definito la “grande trasformazione” antropologica ed economica resa possibile dall’avvento delle tecnologie comunicative basate sulla trasmissione dell’informazione come analoga agli effetti causati dall’emergere del medium dell’elettricità verso la fine del diciannovesimo secolo. L’elettricità è stata l’infrastruttura tecnologica su cui hanno poggiato le forme organizzative della lavoro industriale. Il modello sociale della fabbrica, che ha raggiunto il proprio apice nello sviluppo fordista dell’economia capitalistica del ventesimo secolo, è strettamente intrecciato alla storia del medium dell’elettricità. La funzione sociale di Internet potrebbe essere paragonata all’importanza che ebbero il motore e l’energia elettrica nel contesto dell’industrializzazione.La meccanizzazione e automazione dei processi di produzione furono la premessa necessaria, tra la fine dell’Ottocento e i primissimi decenni del Novecento, delle grandi economie di scala. La concentrazione organizzativa del lavoro all’interno della fabbrica, attraverso un severo disciplinamento dei corpi che operavano all’interno della produzione e uno sfruttamento intensivo, mediante la camicia di forza contrattuale del salario e dell’orario di lavoro, dell’energia fisica della forza-lavoro fu il drammatico volto sociale dell’innovazione tecnologica dell’elettricità. Che scavava un solco profondo nella storia convulsa della Modernità, mettendone allo scoperto i nervi. Infatti, mentre la novità della Modernità si fondava sulla rivoluzione scientifica, dall'’altro lato la “gabbia d'acciaio” della razionalizzazione si estendeva a tutti gli ambiti della società, mostrando come la scienza (intesa nella sua accezione teoretico-conoscitiva) si stava inverando come un apparato di dominio tecnico-strumentale (cioè come una inedita e traumatica dimensione pratica, che attraverso i tentacoli dell’applicazione colonizzava il mondo della vita). Al di là del pathos e della retorica che accompagnarono, da un punto di vista culturale, queste trasformazioni e che incisero assai sulla considerazione filosofica della Tecnica (con propaggini ideologiche ben radicate anche nella nostra contemporaneità) è necessario compiere una analisi genealogica e demitizzante su questa fase storica. Riconducendo l’organizzazione sociale alla trama dei media e dei corpi che ne resero possibile il funzionamento. Altrimenti si corre il rischio di ipostatizzare la Tecnica, di prestargli una ontologizzazione surrettizia e una maschera mitico-demonica, e di pensarla nei termini di una schema dell'epocalità che ci restituisce l'ambito molteplice e immanente delle pratiche tecnologiche nei termini di un Moloch, di un evento nichilistico e senza fondamento, di una forma di dominio cieca e totalizzante. Al contrario vorremmo suggerire che il nesso tra tecnologia, corpi e società investe la genesi di formazioni mobili e stratificate, esito di una ontologia di relazioni, di incontri contingenti tra differenti serie di avvenimenti. La cui descrizione è resa possibile solo restando all’interno di tali formazioni. In altri termini la possibilità di una filosofia della tecnologia, che si caratterizzi in termini postmetafisici, risiede nella capacità di situare il proprio discorso nell’autoreferenzialità delle pratiche che costituiscono l’intreccio tra tecnologia, corpi e società. In altri termini si tratta di rifiutare qualsiasi approccio “essenzialista” alla tecnologia, piuttosto si tratta di descriverne la portata epistemica e veritativa nell’immanenza del campo storico in cui avvengono le sue trasformazioni. Per esempio, l’analisi della rivoluzione alfabetica nella Grecia Antica, condotta dalla scuola di Toronto, può descrivere come il medium alfabetico trasformò lo statuto del sapere e modellò il logos nello spazio geografico dell’Occidente. Con conseguenze decisive per lo sviluppo della Cristianità europea. In questo contesto le forme della logica, della verità e dell’esperienza di pensiero risultano modellate dall’incontro tra le nostre disposizioni corporee, l’avvento di un nuovo medium e l’appropriazione storico-sociale della tecnologia. Sulla base delle analisi di Castells sul paradigma sociale dell’informazionalismo ( ovvero del nesso che lega organizzazione sociale e tecnologica nel contesto dell’informatizzazione) vorremmo tracciare alcune linee interpretative che consentano un approccio genealogico ai dilemmi etico-politici della società dell’informazione. In contrapposizione a letture filosofiche di tipo “destinale” della Tecnica, preferiamo parlare di una interrogazione critica della tecnologia che intenda collocarsi nell’ambito immanente delle pratiche storico-sociali. Ma attraverso uno sguardo genealogico e antistoricistico, cioè interpretando gli eventi tecnologici come provenienti dalla prassi corporea, dalle stratificazioni degli abiti gestuali, dalle profondità della carne. Per risalire alla produzione del piano storico-sociale. Per questo motivo, intendiamo collegare la nascita della società dell’informazione alla traiettoria storica del medium elettrico. Nella scia degli effetti provocati dall’irruzione del medium dell’elettricità potremmo, infatti, collocare la rottura tra fordismo e postfordismo ( come è stata descritta dal neomarxismo), per intendere diversamente questa trasformazione storica. Intendendo con ciò non meramente la sussunzione reale della società al modo di produzione capitalistico, piuttosto come l’avvento della Network Society, ovvero di un modello di organizzazione delle relazioni sociali che trasforma la natura stessa dei processi economici e delle interazioni tra i soggetti. In sostanza per comprendere i conflitti politico-economici e i dilemmi morali della società dell’informazione dobbiamo innanzitutto comprendere l’ethos della Network Society, cioè il modo in cui la Rete ha rimodulato alcuni processi fondamentali dei sistemi sociali. Ed è proprio questa rottura con l’etica del lavoro fordista, con i modelli disciplinari dello Stato sociale ereditato dai modelli welfaristi, e nello stesso tempo, in virtù della prepotente rivendicazione di spazi di libertà individuale e di appropriazione sociale della conoscenza, che dobbiamo comprendere la Network Society come un esito riflessivo dei processi determinati dalla crisi dei medium tradizionali ( alfabeti e libri, fabbriche e apparati statali) e dal sorgere di un nuovo medium che, al tempo stesso, trasforma la base materiale del modo di produzione economico e riconfigura i processi di comunicazione e trasmissione dei contenuti della cultura. (di Igino Domanin da quintostato.it)

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