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 Esplode la fabbrica dei “campioni” dei fuochi

 .:Inviato Mercoledì, 30 luglio 2003 @ 21:24:58 da titiro
Rassegna Stampa Bagni di Tivoli, scene di panico tra i residenti. Danni ingenti ma nessun ferito. Sono saltate in aria tre casematte dell’azienda “Raffaele Fireworks” specializzata in composizioni pirotecniche. L’incendio forse è doloso. Erano le 21.40 di ieri quando in via dei Laghi, a Bagni di Tivoli, si è sfiorata la tragedia all'interno di una fabbrica di fuochi d'artificio: quattro "case matte", piene di materiale pirotecnico, sono saltate per aria nel recinto della "Raffaele Fireworks", una delle più grosse aziende del settore, nel Lazio e oltre. Per fortuna, a quell'ora, all'interno non c'erano operai: solo per un caso come raccontava uno dei dipendenti poiché «capita anche in questo periodo di fermarsi a lavorare fino a tardi, specie se si sta preparando una gara». Sul posto sono giunti subito diversi mezzi dei vigili del fuoco e della protezione civile che fino a tarda notte hanno operato per spegnere gli ultimi focolai, mettere in sicurezza l'impianto e quindi accertare le cause esatte del rogo. C'è ancora molto incertezza sul fronte indagini: corto circuito o dolo. Non si esclude nulla per ora. Quel che è certo è che l'episodio che avrebbe potuto avere conseguenze più gravi colpisce una ditta specialista nei fuochi d'artificio e che dà lavoro a decine di persone: Luciano e Marcello Raffaele, i titolari, sono del resto gli organizzatori della Roma Caput Lucis, la manifestazione pirotecnica che avrebbe dovuto tenersi quest'estate a Tor Sapienza e che all'ultimo momento era stata annullata, non senza polemiche. Sempre i due fratelli, già campioni d'Italia due anni fa, si erano piazzati al secondo posto ai campionati del mondo disputati l'anno scorso a Sanremo. Sono loro stessi, adesso, a proseguire quella che è considerata una vera e propria tradizione di famiglia. Un blasone macchiato purtroppo anni addietro dal sangue, da un altro incidente: proprio il padre di Luciano e Marcello, l'ultimo capostipite morì nell'esplosione della sua fabbrica di fuochi, nel 1990 a Latina, e con lui perse la vita anche una donna che si trovava nelle vicinanze. Un episodio "richiamato" alla memoria per qualche istante da quanto accaduto ieri sera. «Erano in bagno, abito a meno di un chilometro in linea d'aria da qui, mi stavo preparando per uscire - racconta Roberto Cardinali, un ragazzo, uno dei tanti che sono accorsi sul posto insieme alla folla di curiosi -.quando ho sentito un boato da paura, la finestra ha tremato il barattolo di gel che avevo sul lavandino è caduto a terra...». L'esplosione all'interno di un'area di oltre diecimila metri quadri in aperta campagna è stata avvertita fino a Marcellina, distante dieci chilometri. I casolari che poi hanno preso fuoco si trovavano a trenta metri l'uno dall'altro proprio per motivi di sicurezza. Non si sa ancora bene quale di essi abbia fatto da innesco: è certo che uno solo, quello contenente i cosiddetti "materiali inerti", ossia le polveri che si adoperano per realizzare i colori, era dotato di impianto elettrico. Negli altri tre magazzini, tutti in cemento armato - uno dei quali crollato a causa dell'onda d'urto - erano contenuti centinaia di chili di fuochi già confezionati. L'esplosione ha fatto prima saltare i tetti provocando la fuoruscita verso l'alto di "razzi" e "bombe" che si sono accesi e poi ricadendo hanno incendiato i campi circostanti. Ha retto invece il deposito nel quale era contenuta polvere pirica allo stato puro e difeso ai lati da due "spalle" di terra. (da Il Messaggero del 30/07/03)

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