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 Un killer chiamato lavoro

 .:Inviato Venerdì, 11 luglio 2003 @ 14:05:38 da titiro
Lavoro e sindacato C'è in Italia un killer implacabile e insospettabile. Di cui si parla poco, troppo poco. E' il lavoro. Per pudore, chiamiamo le sue vittime omicidi bianchi, quasi a dar loro una diversa dignità. Ma i dati resi noti dall'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail) nel suo rapporto annuale smascherano questa ipocrisia: nel 2002 i morti sono stati 1397, quasi quattro al giorno. Dati mostruosi, da serial killer appunto. Che purtroppo non suscitano il dovuto allarme sociale, a conferma di come ancora oggi i temi della sicurezza e della prevenzione, nonostante le leggi di tutela varate (tipo la 626), non godano della necessaria attenzione. Non a caso, quelle poche testate che hanno ripreso il rapporto dell'Inail hanno deciso di puntare più sulla diminuzione degli incidenti complessivi, che comunque hanno raggiunto lo scorso anno la terrificante quota di 968mila. Con un costo per la collettività (ovvero, tutti noi) di oltre 28 miliardi di euro in indennizzi... Ecco allora che vale la pena spulciare nel dettaglio il voluminoso bilancio. Noi l'abbiamo fatto con l'aiuto del lancio messo online dall'agenzia di stampa Acea. Partiamo dunque dal numero complessivo di infortuni sul lavoro nel 2002 in Italia, che è stato di 968mila. Di questi, 895mila nell'industria e servizi, 73mila in agricoltura. Rispetto al 2001 - scrive Vincenzo Mungari, commissario straordinario dell'istituto - si registra una diminuzione complessiva di circa 35mila casi pari a -3.6% (-3.1 nell'industria e servizi e -9.3 in agricoltura). Il dato è ormai sufficientemente consolidato per confermare le previsioni di un calo complessivo, valutabile nell'ordine del 2/2.5%, con una flessione più consistente (intorno al 6%) per l'agricoltura. La riduzione degli infortuni risulta ancora più significativa, se posta in relazione all'andamento dell'occupazione, cresciuta nel 2002 dell'1.5% (+315mila nuovi occupati). Rapportando il numero degli infortuni a quello della forza lavoro, il tasso di incidenza complessivo è sceso da 46.7 infortuni ogni 1000 occupati del 2001 a 45.3 dell'anno scorso, con un miglioramento del 3% sia nel complesso sia in ciascuno dei due comparti produttivi, industria e agricoltura. Dall'esame del rapporto emerge che un fenomeno sul quale è necessario riflettere è quello degli infortuni in itinere (cioè quelli accaduti quando si viaggia per lavoro), che sono cresciuti nel 2002 di circa 8mila casi (da 50mila a 58mila) con un incremento del 15,8%. Forte crescita anche dei casi mortali di questo comparto, che sono passati dai 241 del 2001 ai 313 del 2002 e che costituiscono ormai una percentuale significativa del totale degli infortuni mortali, che nel 2002 sono stati per l'appunto 1.397 (1.254 nell'industria e servizi e 143 in agricoltura) con una diminuzione rispetto al 2001 (1.438 casi denunciati). Nell'industria e servizi il calo generale degli infortuni ha interessato soprattutto gli uomini (-4,0%) e le classi di età giovanili; sostanzialmente stabili gli infortuni alle donne. In agricoltura il calo invece è generalizzato, sia per quanto riguarda il sesso sia l'età. Rispetto al territorio la discesa più accentuata nell'industria e servizi è al sud (-6.2%) e al centro (-3.1%), mentre il livello di infortuni del nord-ovest (-2.4%), nord-est (-2.8%) e isole (-2.5%) è in linea con il dato medio nazionale. Le riduzioni più consistenti in Molise, Campania, Basilicata, Puglia e Lazio. Lievi incrementi in Valle d'Aosta, Liguria, Emilia Romagna e Calabria. Nell'industria manifatturiera (-7.6%) e nelle costruzioni (-2.9%) si registrano le flessioni più importanti a livello di settore. In aumento invece gli infortuni nel commercio e nei servizi in genere, campi nei quali la crescita occupazionale e degli assicurati Inail nello scorso anno è stata più consistente. Ma non è certo il caso di essere ottimisti. Come sottolinea una nota dell'Istituto, pure il commissario straordinario Mungari (bontà sua...) "mette in guardia da un facile ottimismo, dal momento che il dato infortunistico, sia pure in calo, denuncia ancora una situazione inaccettabile di danni alla persona, alla famiglia, alla società, all'economia: occorre insistere nelle politiche integrate di prevenzione, rendere strutturali i finanziamenti alla sicurezza, esaltare il ruolo delle regioni nell'attività di prevenzione e controllo, finalizzare le campagne di prevenzione a una visione unitaria della sicurezza (sul posto di lavoro, a casa, sulle strade, a scuola...)". Forse, ma questo Mungari non poteva dirlo, occorrerebbe pensare al lavoro non solo in termini neoliberisti... (da clarence.com)

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