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 Vasco l'antiproibizionista "Contro di me accuse da fascisti"

 .:Inviato Giovedì, 10 luglio 2003 @ 13:05:40 da titiro
Musica e arte Il cantautore parla delle polemiche scoppiate a proposito della maglietta sulla cannabis indossata a San Siro. "Sono dei fascisti, c'è poco da dire". Vasco Rossi, con chi ce l'ha? "Con i parlamentari di Alleanza nazionale e Forza Italia, con i consiglieri comunali di Milano. Su questa questione delle droghe hanno sollevato un gran polverone per questioni di propaganda elettorale, danno messaggi semplicistici, ma questa è una questione seria". Andiamo con ordine: i senatori Pedrizzi e Bonatesta di An, il ministro per le Pari opportunità Stefania Prestigiacomo, i consiglieri comunali Palmeri e Vagliati di Forza Italia. Tutti a dire che la sua maglietta, quella con la foglia di cannabis e la scritta "Legalize", andava tolta. E tutti esponenti di maggioranza. "C'è un brutto clima, una pericolosa aria di intolleranza per chi la pensa in un modo diverso". Ha dei sassolini da togliersi, il signor Rossi. I suoi tre show, i 240mila di San Siro - dato ufficiale al botteghino - che hanno travolto tutto. Le polemiche sulla sua maglietta in favore della legalizzazione della cannabis. Il tira e molla con il Comune di Milano, che per mesi ha negato una quarta data al Blasco per poi offrirgliela all'ultimo momento, a patto che la maglietta scomoda sparisse. Le lamentele dei comitati di quartiere, pronti a bollare il suo rock come "rumore e fastidio". Vasco, lei bolla i suoi critici come fascisti... "E che dovrei dire? Che sono dei moderati? Questa destra vuole parificare la marijuana alle droghe pesanti. E' un provvedimento figlio della superficialità, ciurlano nel manico aizzando gli animi della gente per coprire le loro magagne. Il discorso della proibizione, della tolleranza zero, ha facile presa. Con la mia maglietta ho solo cercato di dare un messaggio di buon senso". - Pubblicità - Eppure i messaggi antiproibizionisti continuano a scatenare la polemica. "Non so perché. La marijuana è una pianta, non dà dipendenza, ha gli stessi effetti del vino. In Giamaica è legale da decenni, la usano anche durante i riti religiosi. E sostenere che dalle droghe leggere si passa all'eroina è fuorviante: è come dire che dalle uova si arriva alla vodka, passando per la mozzarella di bufala. Non ha senso, ed è fuorviante per i ragazzi". Ma qual è il clima che sente nel Paese? "Tira brutta aria. Negli anni Ottanta pensavo che si fosse toccato il fondo, ma qui siamo molto più in basso". Quarto concerto a San Siro in cambio di una maglietta senza cannabis: avrebbe accettato? "Certo. E se mi toglievo i pantaloni, cosa mi avrebbero dato? Stendiamo un velo pietoso: è stata un'offerta ingenua che non merita commenti". Battute a parte, perché le hanno negato la possibilità di riempire San Siro per la quarta volta? "Non hanno capito il senso di questi concerti, il fatto che qui allo stadio c'era una festa. Comunque ringrazio lo stesso il Comune di Milano: già così è stato il massimo, con una serata in più avrei fatto poker. Ma va bene, va bene così". Per gli abitanti del quartiere sarebbe stato un supplizio: dicono che tremano le pareti, che il rumore è troppo forte. "A loro dico che un concerto rock è come una domenica di festa, quando passa la banda del paese sotto casa. La gente si affaccia dai balconi per applaudire e ascoltare la musica, mica per protestare contro il rumore. Un piccolo disturbo in più per un'altra sera di festa, io dico che si poteva fare". Resta il suo popolo, i 240mila, quelli rimasti fuori dallo stadio a cantare durante il concerto, seduti sul piazzale. "Mi rimane una carica pazzesca, mi ci vorrà qualche giorno per smaltirla. Fatico a rendermene conto, adesso. Loro sono puri, sono belli, vivono, ci credono. Non si fanno influenzare, sanno bene quello che vogliono". Milano invasa di fan, una vera migrazione. E non c'erano album da promuovere o eventi speciali. Basta solo il nome "Vasco" per avviare questo esodo? "E' così. Avevamo cominciato con l'idea di fare una sola data, poi le richieste sono aumentate e noi le abbiamo assecondate. Alla fine ti trovi lì, sul palco, di fronte a tutto lo stadio, e ti senti come il centravanti che fa in gol e manda in delirio i tifosi. Ma sai che dietro a te c'è un lavoro di organizzazione enorme". Di fronte a questi numeri, a queste passioni, le è mai venuto qualche pensiero strano? Magari entrare in politica... "Per carità, non sarei capace! Certo, non sono un qualunquista, ho le mie idee e la mia formazione, non ho paura a venire allo scoperto su certi argomenti. Ma preferisco rimanere un comunicatore, dare messaggi attraverso la musica". Adesso San Siro è suo, gliene hanno anche regalato un modellino... "È vero. Mi sento a casa mia qui, è uno stadio bello, comodo, attrezzato, facile da raggiungere per la gente. Una volta qui si parlava del concerto di Bob Marley, nell'80. Il più grande concerto italiano della storia, dicevano. Poi è diventato lo stadio di Springsteen, nell'85. Io ho cominciato a riprendermelo nel '90, quando dimostrai che il rock italiano poteva vincere la guerra con gli stranieri. Adesso abbiamo piantato altre tre belle bandierine. Abbiamo vinto. Meglio di Bob Marley. Meglio di chiunque". Tornerà? "Certo! San Siro ormai è mio. E la maglietta me la sceglierò ancora io".

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Re: Vasco l'antiproibizionista (Voto: 0)
di Anonymous il Venerdì, 11 luglio 2003 @ 16:11:55
Forse Vasco poteva evitare l'ultimo commento. E' proprio vero che ognuno guarda ai propri interessi calpestando tutto, in special modo le idee. Questa intervista lo dimostra. L'economia e la pubblicita' innanzi tutto, condita dai concetti sociali per vendere di piu'.
Vasco dovrebbe sapere se e' cosi' popolare da riempire uno stadio che la maggioranza e' mediocrita', e lo dimostra dalla maglietta indossata per moda di pensiero e per la linea di immagine da mantenere di falso 'fatto'. Il suo attaccamento al denaro, perche' come tutte le star fanno le cose per soldi, lo dimostra dall'annuncio piu' volte ribadito di un concerto senza ellepi da lanciare.Ma la cosa piu' paradossale l'accusa di fascismo fatta da un leghista come lui, che riempie gli stadi con concerti di rock italiano e ribadisce che non ci serve Bob Marley o il Boss: fuori gli stranieri dal nostro paese, da buon sottoproletariato leghista di nord italia e sottoproletariato fascista del sud-italia.



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