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 La rivoluzione gaûcha dell'Open Source contro le multinazionali del software

 .:Inviato Lunedì, 02 dicembre 2002 @ 16:59:03 da titiro
Software Libero Mi trovo in Praça dos Açorianos, negli ampi uffici della Procergs, agenzia di Elaborazione Dati del Rio Grande Do Sul (d'ora in poi RS), lo stato più a sud (geograficamente) e più a sinistra (politicamente) di tutto il Brasile. Mi trovo in Praça dos Açorianos, negli ampi uffici della Procergs, agenzia di Elaborazione Dati del Rio Grande Do Sul (d'ora in poi RS), lo stato più a sud (geograficamente) e più a sinistra (politicamente) di tutto il Brasile. A dire la verità, dopo le ultime elezioni il governo dello stato gaûcho non è più «petista» (del Partido dos Trabalhadores). Ma Tarso Genro, candidato governatore ed ex-sindaco di Porto Alegre, ha perso di soli quattro punti battendosi contro una coalizione di undici partiti di centro-destra e contro il potentato multimediale Zero Hora. Inoltre, il PT rimane al governo del Comune e della Provincia di Porto Alegre. Si può dunque dire che, nella terra del celeberrimo «bilancio partecipativo», la sinistra politica resti forte e ben radicata. Quel che è certo è che rimane forte la sinistra sociale: Porto Alegre ha già ospitato due edizioni del Forum Sociale Mondiale e altrettante del Forum Internazionale sul Software Libero. Appunto. Da tempo il RS - tanto le istituzioni quanto la società civile - investe sulla adozione, diffusione e sviluppo di software non proprietario Gnu/Linux. Per questo, approfittando della mia presenza in città, sono venuto in pellegrinaggio alla sede della Procergs. Per i profani: il software libero è creato, copiato e costantemente migliorato da comunità informali di programmatori e utenti. A differenza di quanto succede con software proprietario come quello di Microsoft, l'utente può vedere e modificare il codice-sorgente (è questo il significato letterale dell'espressione «Open Source»). Il software non proprietario può essere copiato e ridistribuito senza che ciò costituisca un atto di «pirateria», grazie alle particolari licenze copyleft (espressione inventata da Richard Stallman, pioniere dell'informatica libera). Copyleft è un gioco di parole sovente tradotto come «Permesso d'autore», benché si perda l'allusione scherzosa a un «copyright di sinistra» e a un «copyright invertito». Questa particolare licenza garantisce le libertà fondamentali (di eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il software) grazie a un unico divieto: quello di porre qualsivoglia restrizione a tali libertà. Proprio la sua natura essenzialmente comunitaria e l'ovvia economicità fanno del software libero un potenziale strumento di inclusione delle classi povere del sud del mondo, finora vissute in un altro tempo, pre-rivoluzione telematica (quando non pre-Rivoluzione Francese). Nel 1999, l'amministrazione del RS spese l'equivalente di sette milioni di euro per dotare i propri computer di programmi Microsoft. In seguito, si fece strada l'idea che quei soldi si potessero risparmiare grazie all'adozione di software libero, e stanziare per programmi sociali anziché finire nelle tasche di Bill Gates. Non solo: «Favorendo l'uso di software libero (lo stato del RS) intende investire nella produzione e nella qualificazione di conoscenze locali, partendo da una nuova impostazione che inserisca la questione delle tecnologie nel contesto della costruzione di un mondo di inclusione e uguaglianza di fronte al progresso sociale» (dalla presentazione del Projeto Software Livre dello stato del RS). Alfabetizzazione informatica, estensione dei diritti di cittadinanza, costruzione di reti sociali nei quartieri poveri, nelle favelas, nelle scuole, nei penitenziari... Con stupore sfoglio le brochures e tendo l'orecchio ai racconti di Mário Luis Teza e Carlos Alberto de Souza, dirigenti della Procergs: c'è il progetto «Via Pública», che prevede l'apertura sul territorio gaucho di centinaia di punti d'accesso gratuito a Internet, in scuole, biblioteche, centri culturali, sedi di Ong; c'è il progetto «Rede Escolar Livre RS», che intende introdurre l'informatica, Internet e il software libero nelle scuole; c'è il progetto «Recomeçar», programma di alfabetizzazione informatica e formazione professionale rivolto ai detenuti in attesa di reinserimento nella società... Questi progetti si basano anche sull'utilizzo di programmi Gnu sviluppati dalla Procergs, come Direto (programma di navigazione e comunicazione) o Sagu (programma per l'amministrazione di istituti scolastici e universitari). Benvenuti nel «Terzo Mondo». Flashback. 30 ottobre 2002, San PaoloVisita in uno dei quartieri più poveri dell'hinterland paulistano (un'ora di auto dalla prima periferia), la Cidade Tiradentes, dove è attivo uno dei venti telecentros (posti di accesso pubblico a Internet e laboratori informatici per la comunità) fondati dal Comune petista. L'obiettivo è aprirne un centinaio. Sulle serrande, grandi murales raffigurano pinguini (il simbolo di Linux) e gnu (il simbolo di Gnu). All'interno è in corso una lezione di computer graphic: ragazzini seguono le istruzioni di un insegnante e disegnano la bandiera brasiliana. Red Hat/Linux è installato su tutti i computer. Ogni giorno circa centocinquanta adolescenti sottoproletari imparano a usare il computer, a navigare, a disegnare siti. Questa è senz'altro «una cosa di sinistra», tanto quanto perseverare nel piantare alberelli lungo le strade di questa inquinatissima megalopoli. Due mesi fa Richard Stallman è passato di qui, ha tenuto una conferenza nella sede del Municipio. Posso immaginare con quanto calore lo abbiano accolto, visto che persino io, qui alla Cidade Tiradentes, cammino su petali di rose. Un ragazzo mi intervista: mi dichiaro sinceramente impressionato e mi congratulo con l'amministrazione comunale. Tra qualche giorno, sul sito del telecentro, comparirà l'intervista sotto il titolo: «Um das fundadores da Wu Ming visita o telecentro Cid. Tiradentes». Prima di congedarmi, fisso l'attenzione su un volantino affisso di fianco all'ingresso. È scritto da un comitato di abitanti del quartiere: protestano per la mancanza di telefoni pubblici (per via della loro forma, qui li chiamano orelhões, «grandi orecchie»). L'orelhão più vicino è a due chilometri. Nel telecentro hanno le connessioni a banda larga. Alberelli piantati in mezzo allo smog. L'impegno del PT non viene dal nulla e non è un fenomeno isolato. Il 25 e 26 giugno 2001, a L'Avana, si svolse il primo incontro latinoamericano «per la promozione di software aperto nell'istruzione, nella scienza, nella cultura e nelle attività sociali», organizzato dal governo cubano in collaborazione con l'Unesco. All'incontro parteciparono delegazioni da Uruguay, Brasile, Ecuador, Colombia e Cuba. La dichiarazione finale esortava i governi del subcontinente a favorire l'uso di software libero e/o Open Source nelle amministrazioni pubbliche e inserire lo studio del software non proprietario nei programmi scolastici e universitari. Il documento si auspicava anche «l'inclusione del software libero nelle politiche tese a superare l'esclusione sociale e a conseguire pari opportunità di accesso ai programmi tecnologici e all'informazione». Infine, proponeva alla comunità internazionale di celebrare una giornata mondiale del software libero il 5 ottobre di ogni anno. Torniamo a Porto Alegre: grazie all'impegno della sua sinistra politica e sociale, e alle edizioni 2001 e 2002 del Forum Internazionale del Software Libero, questa città è oggi uno degli epicentri della rivoluzione contro lo strapotere delle multinazionali. Può darsi che il nuovo governatore di centrodestra Germano Rigotto sia più sensibile ai richiami di certe sirene, e cerchi di fare qualche passo indietro, verso la ri-adozione di software Microsoft. Ma potrebbe essere troppo tardi. Non solo l'esempio del RS ha contagiato altre amministrazioni statali e municipali, ma l'elezione di Lula alla presidenza minaccia di far perdere al colosso di Redmond tutta la clientela pubblica del più importante mercato informatico dell'America Latina. L'estate scorsa Bill Gates in persona dovette fare pressione sul presidente peruviano Alejandro Toledo perché bloccasse una legge a favore del software libero già passata in parlamento. In Brasile potrebbe succedere ben di più e ben di peggio. Il nuovo governo di centro-sinistra non si è ancora insediato (lo farà l'1 gennaio), e già il Serpro (Serviço Federal de Processamento de Dados) ha annunciato un accordo di cooperazione tecnica con la Procergs per il passaggio dei sistemi federali al software libero. Il 24 ottobre scorso, senza nemmeno aspettare il ballottaggio e dando per scontata la vittoria di Lula, Bill Gates ha chiesto di poterlo incontrare; ne ha dato notizia il sito ufficiale del http://200.155.6.3/site/noticias/noticias_int.asp?cod=6408">PT. Gates ha anche donato a Lula una copia autografata del suo libro Business @ The Speed Of Thought. Tuttavia, stavolta non dovrebbe essere così semplice: Lula non è Toledo, il Brasile non è il disastrato Perù, il software libero è ormai un movimento sociale che non può essere sottovalutato. (di Wu Ming 1 da unita.it)

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